23 gennaio 2016

I 10 MIGLIORI FILM DEL 2015 secondo CAINA.IT


Come di consueto e a grande richiesta, compiliamo la lista dei film dello scorso anno che ci sono piaciuti di più. Una lista piena di sorprese, grandi esclusi e sopratutto un sacco di film italiani. Le pellicole che siamo riusciti a visionare sono tantissime (anche se naturalmente qualche cosa ci è sfuggita) e seguono i particolari gusti cinefili di Caina: il weird, l'eccesso visivo, il delirio, la sessualità esplicita, il trash, la sperimentazione. Per la lista abbiamo tenuto conto dei film usciti in Italia nel 2015, anche in ritardo o solo in dvd. Abbiamo inserito anche i film non distribuiti e che non vedranno a breve una uscita in Italia, per i quali abbiamo tenuto conto dell'anno di uscita ufficiale.


PRIMO POSTO
LOVE (Gaspar Noè - Francia 2015)



Dalla Francia a cazzo dritto!
Cosi si potrebbe definire questo suadente e disperato hard-sentimentale firmato Gaspar Noé. Un'opera piena zeppa di sessualità hardcore ma inserita magicamente in un contesto amoroso e con forti venature melò tanto da sembrare un “Tempo delle Mele XXX”. Un sesso quindi per nulla perverso, malato, distorto ma invece scandalosamente normale. A differenza del cinema propriamente pornografico, in cui il Sesso è giustamente sterile e fine a se stesso, in LOVE abbiamo vagonate di amore, di commozione e tantissimo Sesso fecondo. Si perché nel cinema di Gaspar Noé dalle scopate nascono i figli ... ma guarda un po’ ... non è questa la Vita? Uno dei protagonisti a un certo punto esclama: "Vorrei fare un film con solo Sperma, Sangue e Lacrime." Ebbene, caro Gaspar Noé, adesso lo hai fatto. Ed è un film bellissimo.


SECONDO POSTO
NON ESSERE CATTIVO (Claudio Caligari - Italia 2015)


Il film per noi più atteso dell’anno. Ritorno, e insieme, finale dipartita del maestro Claudio “Amore Tossico” Caligari. E non ci ha deluso. Il regista rade al suolo il fare modaiolo da “romanzo criminale” che impera nel noir italiano, scegliendo uno stile ruvido ma ebbro anche di dolcissima poesia. Un film straordinariamente imperfetto, che parte a razzo con furore nichilista (l’ascesa della extasy generation delle borgate romane), per poi implodere su se stesso (insieme ai suoi protagonisti) in un finale funereo ma pieno di speranza. Rimane l’ambiguità del titolo (a chi è rivolto? forse allo stesso regista? allo spettatore?) che decodificato forse spiegherebbe alcune svolte drammaturgiche che ci sono rimaste un po’ oscure. Ha ragione un nostro lettore quando ci ha scritto: “Caligari ha girato il film in fin di vita e con il rischio di morire sul set. Ha realizzato quindi un’opera che esprime una disperata voglia di vivere. Ogni inquadratura grida e trasuda di umanità e voglia di amare. Quindi sti cazzi il cinismo...”


TERZO POSTO
EVA BRAUN (Simone Scafidi - Italia 2015)


Simone Scafidi lo seguiamo da tempo. Ci piace il suo cinema, perché mette a disagio lo spettatore. In Eva Braun il regista alza la posta, affrontando di petto gli scandali (psico)sessuali che negli ultimi anni hanno infiammato la vita politica e sociale del nostro paese. Ma agli squallidi e banali “bunga-bunga” sostituisce delle raffinate e fantasiose sessioni di dominio e sottomissione erotica, spesso più mentali che fisiche. I riferimenti sono altissimi e neppure tanto celati: è il De Sade di Pasolini ma rielaborato, asciugato, sintetizzato. Un solo Signore onnipotente e un piccolo gruppo di schiavi consenzienti. E’ Salò in versione smartphone (non a caso oggetto usato in un singolare supplizio). Ma la nostra non è una critica. Anzi. Il film funziona a meraviglia, grazie a una regia elegante ed essenziale, e a degli attori assolutamente credibili. Su tutti svetta Andrea Riva de Onestis, fantastico nel tratteggiare il protagonista Pier, elegante e col sorriso irresistibile di un angelo sterminatore. Allucinante che il film sia uscito in contemporanea alla diffusione delle immagini del processo a Tarantini, creando dei cortocircuiti tra realtà e fiction davvero sublimi.


QUARTO POSTO
A BIGGER SPLASH (Luca Guadagnino - Italia/Francia 2015)


“Omicidio d’estate all’ombra del vulcano, con vento di scirocco, tra tuffi, balli e profumo di ricotta”. Mettiamo subito in chiaro una cosa: per Caina esistono solo due Maestri del cinema contemporaneo italiano, e non parliamo di Garrone e Sorrentino, bensì di Paolo Franchi e Luca Guadagnino. Proprio quest’ultimo dopo “Io sono l’amore”, o se preferite dopo “Melissa P”, ci regala il film più divertente e scatenato del 2015 con un cast stellare. C’è Tilda Swinton quasi sempre calda e bagnata nei panni di una rockstar mondiale in convalescenza, che sverna a Pantelleria insieme al suo toy boy. C’è Ralph Fiennes, fonico geniale e ballerino scatenato, ex amante di Tilda, esaltato, egocentrico e sfrenato nel rompere le uova nel paniere ai due piccioncini, accompagnato dalla pruriginosa figlioccia Penelope, che è Dakota Johnson, professione lolita. C’è Matthias Schoenaerts, il toy boy di Tilda, muscoloso, aitante ma depresso, preso in cura da Penelope per fargli risvegliare l’Africa! C’è Corrado Guzzanti maresciallo goffo e impacciato inaspettato fan di Tilda.
Il tutto girato con estrema maestria in una magica isola con tanta musica rock nell’aria! Un film che nasce commedia, diventa tragedia e finisce in farsa con un clamoroso finale cinico e politicamente scorretto.
“ … il vento caldo dell’estate mi sta portando via …”


QUINTO POSTO
THE TRIBE (Myroslav Slaboshpytskkiy - Ucraina 2014)


Ipnotico, cattivo e senza speranze: una vera rivelazione oltre che un’esperienza incredibile. Perché la fruizione del film avviene senza nessun sonoro (se non i rumori di fondo): tutti i dialoghi sono affidati al linguaggio dei segni. Lo spettatore viene buttato nella mischia senza avere i mezzi adatti per sopravvivere (la decodifica dei suddetti segni), e deve adattarsi in fretta al turbine degli eventi che si susseguono inesorabili. Detta così parrebbe una palla assurda … invece TRIBE è coinvolgente, durissimo oltre che appassionante. E dimostra ancora una volta come il cinema sia un'arte essenzialmente fatta da immagini in movimento (il cinema è sordomuto alla nascita!), e solo successivamente corredata da suono e parole, non sempre necessari.
Il cinema europeo più estremo degli ultimi anni viene anche dall'est europa (A Serbian Film, Life and Death of a Porno Gang), facciamocene una ragione.


SESTO POSTO
TUSK (Kevin Smith - USA 2014)


C’era una volta un tricheco, anzi no … c’era una volta un giornalista … anzi c’era una volta un giornalista mezzo tricheco … ma ancora non lo sapeva. Insomma è difficile spiegare a parole il film più inquietante dell’anno. Kevin Smith, dopo il raggelante Red State, continua la sua analisi sull’America più psicopatica, raccontando una storia d’orrore, ma soprattutto di profonda solitudine. E se negli anni 90 i suoi nerd erano destinati a una vita grottesca ma divertente (vedi il suo Clerks), ora sono invece designati a esser carne da macello. Un film che insieme a HUMAN CENTIPEDE 2 è la dimostrazione di come il nuovo horror debba spingere sul weird per trovare nuove storie, dare nuovi stimoli e rimanere vivo. Anche a costo di ritrovarsi trasformato in qualcosa d’altro, come succede al protagonista di questa bizzarra e malinconica favola nera.


SETTIMO POSTO
THE LOBSTER (Yorgos Lanthimos - Grecia/UK/Irlanda 2015)


Avrebbe potuto essere il capolavoro dell’anno: in un futuro neanche tanto lontano o trovi uno straccio di compagno o vieni trasformato in una bestia, a tua scelta. Il primo tempo è da 10. Un incubo tra fantascienza anni 70, delirio grottesco e distopia paranoica sessuale. Si viaggia su vertici assoluti e si ha voglia che tale rappresentazione dell’assurdo non finisca mai. Poi inspiegabilmente la seconda parte del film rallenta, si disperdono trama e potenza, anche se il finale è davvero notevolmente enigmatico. Ma è un’opera da affrontare con grande rispetto, anche se non ai livelli del Kynodontas del 2009 (molto più efficace), e insieme la conferma che il cinema più malato possibile risiede ancora nel cuore della vecchia Europa.


OTTAVO POSTO
ITALIANO MEDIO (Maccio Capatonda - Italia 2015)


Non possiamo nasconderci: Maccio Capatonda è da tempo un nostro beniamino e il suo primo film non ci ha per nulla deluso. Sebbene la pellicola sia forse meno divertente di quanto ci aspettavamo, picchia duro sul versante più squisitamente politico, sorta di “nuova commedia all’italiana” brutta sporca e cattiva. Il protagonista Giulio Verme, quando prende la magica(?) pillola, diviene infatti un Nuovo Mostro del 2000, rappresentante del peggior italiano possibile ma francamente irresistibile, perché libero, anarchico e senza sovrastrutture morali. Inoltre il film è sorprendentemente raffinato sia a livello visivo (l’uso del colore) che di sceneggiatura (abbondano citazioni filmiche coltissime) tanto che l’opera potrebbe esser vista come una beffarda versione weird di Fight Club. Ma è il messaggio finale a lasciare davvero di stucco: il peggior Italiano non è chi eccede nell’immoralità più totale, ma chi invece tiene perennemente il piede in due staffe, permettendosi di fare una vita “malsana” e avere al contempo la coscienza a posto: “si può essere vegano e insieme mangiare il porco fritto, finché siamo in Italia” è la durissima chiosa dell’opera. E quell’Italiano siamo tutti noi. Il film più politico dell’anno.


NONO POSTO
HUNGRY HEARTS (Saverio Costanzo - Italia 2014)


Siamo a New York, Mina e Jude sono due giovani ragazzi che s’incontrano in maniera insolita, s’innamorano, si sposano e nasce un bel bebè. Per la giovane mamma, il neonato già da subito prende i connotati di un bimbo speciale, quasi soprannaturale … un “bambino indaco” da preservare e proteggere a tutti i costi dai pericoli del mondo moderno e soprattutto dalle insidie dei cibi non sani. Presto questa sua preoccupazione diverrà un’ossessione pericolosa che avrà un prosieguo fatale. Thriller e suspence impregnano questo gioiellino di Costanzo girato in maniera impeccabile in una New York impalpabile. E’ come se fossimo di fronte ad una specie di Rosemary's Baby al contrario, dove la madre rappresenta il male, e il padre con tutto il suo entourage il bene, fino allo scontro finale. Per noi bello e delicato, commovente e originale. Per riflettere sulla tematica della maternità e le sue molteplici sfaccettature, quelle più complesse e misteriose, come da sempre interessano a noi.


DECIMO POSTO
THE DUKE OF BURGUNDY (Peter Strickland - UK 2014)


Non si tratta di un capolavoro, e neppure di un film così imperdibile. Ma era da anni che non vedevamo il sadomasochismo risplendere e prendere nuova vita in una pellicola cinematografica. L’enigmatica storia d’amore e sottomissione assoluta tra le due protagoniste si svolge in un luogo totalmente astratto, non definibile in coordinate spazio-temporali: un mondo al femminile dove la ricerca della relazione perfetta deve passare tra complicatissimi giochi delle parti da mantenere fino alla fine. Tutto è simbolico e insieme ineffabile: a iniziare dagli estenuanti convegni monotematici dedicati alle farfalle (simboli sessuali femminili?) fino all’insostenibile perfezione degli arredi delle location. Tutto deve essere al posto giusto, sia le cose quanto le persone, che nella mente del perverso feticista pari sono: semplici oggetti utili al raggiungimento di un piacere sempre più irraggiungibile. Il film più raffinato dell’anno, anche se non per tutti. Astenersi mercenari e perditempo.


Altri film degni di nota:

  • IT FOLLOWS ( David Robert Mitchell - USA 2014): uno degli horror più malinconici degli ultimi anni, il contagio malefico come unica difesa alla solitudine.
  • VIZIO DI FORMA (Paul Thomas Anderson - USA 2014): un ipnotico sogno ad occhi aperti in una Los Angeles che non esiste più “…ti sogno California e un giorno io verrò …”
  • IL RACCONTO DEI RACCONTI (Matteo Garrone - Italia 2015): Favole weirde per bimbi weirdi! “A mille ce n'è nel mio cuore di fiabe da narrar …”
  • TANGERINE (Sean Baker - USA 2015): la delirante giornata di una giovane travestita nei sobborghi sordidi di Los Angeles "... drama, drama drama ..."
  • Il trittico
    NESSUNO SI SALVA DA SOLO (Sergio Castellitto - 2015)
    IL NOME DEL FIGLIO (Francesca Archibugi - 2015)
    DOBBIAMO PARLARE (Sergio Rubini - 2015)

    Diamola un po’ di fiducia a questo nostro cinema italiano … non ve ne pentirete, garantisce zia Caina



MIGLIOR ATTORE:
LUCA MARINELLI in NON ESSERE CATTIVO


Ex aequo con
ANDREA RIVA DE ONESTIS in EVA BRAUN



MIGLIOR SERIE TV
UN GIORNO IN PRETURA: TARANTINI UN ANNO DA LEONE (di Roberta Petrelluzzi - Italia 2015)


Quest’anno la Petrelluzzi e il suo “Un giorno in Pretura” hanno calato un Asso di Bastone! E che bastone ragazzi miei! Trattasi di legno pregiato: è il Bastone dell’ex Presidente Silvio Berlusconi … Il Papi buono … Il pregiato scettro dell’Imperatore vuole fustigare miriadi di ninfe e ninfette portate alla Corte di Palazzo Grazioli dal ciambellano Tarantini, “magnaccia per necessità”. Davanti al giudice della Pretura di Bari, vediamo sfilare una passerella di belle ragazze di tutti i tipi: le finte tonte, le psicolabili, le api regine e le escort di professione, tutte o quasi con tariffario fisso, alle prese con: cene a base di gelati e dopocene a sorpresa; barzellette sconce; serenate napulitane; toccatine birichine; regalini e farfalline; giochi, frizzi e lazzi e Poesie! Tutte unite e compatte in nome dello Xanax e delle bustarelle! Divisa d’ordinanza: vestitino nero strettissimo, tacco alto, senza calze, e possibilmente senza mutande! “Forza forza via su che bisogna lavurer, e state tranquille che il Papi è generoso …”. Ma non si dica in giro che lo fanno per professione, è solo “immagine”, a costo di negar l’evidenza, o negarsi all’udienza. E poi che bel parterre di vitelloni, tra i quali svetta il fratello del ciambellano “lo chiamavano il kilometro”.
Ragazzi miei qui è tutto vero, siamo oltre il Decamerotico! Qui il Salò 2.0 messo in scena nell’”Eva Braun” di Scafidi prende forma, sangue e sostanza; qui siamo di fronte al vero “PornoTeoKolossal”. Ahhh se solo potessimo sapere anche ciò che non è stato detto!
Finale col botto: con una protagonista che tenta il suicidio con una dose massiccia di farmaci tiroidei! Neanche Waters nei suoi incubi migliori! VINCE TUTTO!



Altre Serie TV degne di nota:

  • P'TIT QUINQUIN (Bruno Dumont - Francia 2014): lasciate stare i film di Dumont (di una noia insostenibile) ma non perdete invece questa bizzarra miniserie, dove Cinico Tv incontra il cinema francese. Momenti di weird sublime intervallati da silenzi, scenari degradati, follia quotidiana. Ma non siamo a Palermo, bensi nel nord della Francia. Tutto il mondo è paese …
  • THE JINX (Andrew Jarecki - USA 2015): una delle cose più potenti viste in Tv, che guarda caso è dello stesso regista dell’agghiacciante "Una Storia Americana - Capturing the Friedmans". Un documentario che diventa un serial e infine un reality, tra inganni e persone smembrate. Quasi un peccato che alla fine il colpevole venga catturato, rendendo impossibile una seconda stagione. Ecco perché urliamo a gran voce: FREE BOB DURST!!!
  • TRUE DETECTIVE 2 (creata da Nic Pizzolatto - USA 2015): partita in sordina (non riuscivamo a finire una puntata da svegli!) ci ha fatto scivolare lentamente nelle sua sabbie (im)mobili regalandoci un grandissimo finale di sconfitta assoluta e totale. Quasi meglio della più blasonata prima stagione.


MIGLIOR DOCUMENTARIO
GOING CLEAR: SCIENTOLOGY E LA PRIGIONE DELLA FEDE (Alex Gibney - USA 2015)


Durante il nostro Los Angeles Tour di qualche anno fa, facemmo un ampio sopralluogo della sede di Scientology, ma solo dall’esterno. Non immaginavamo davvero cosa si svolgesse all’interno. Scenografie para-naziste, culti da fantascienza anni 50, riti da allucinazioni collettive e un’unico grande obbiettivo: non pagare le tasse. Recuperatelo anche solo per affrontare la visione di un Tom Cruise totalmente lobotomizzato che straparla di alieni. Allucinante.


Menzione speciale al documentario:
LIBERI TUTTI di LUCA REA (Italia 2015): un documentario sulla fantastica storia delle tv private in Italia, dai pionieri degli anni '70 fino all’arrivo di Berlusconi, raccontata con grande arguzia ma anche soprattutto col cuore. E si vede. Complimenti davvero.


PEGGIOR FILM DEL 2015
Dopo un match all’ultimo sangue con BIRDMAN la spunta ... rullo di tamburi ...

YOUTH - LA GIOVINEZZA (Paolo Sorrentino - Italia/Francia/Svizzera/UK 2015)


Film di rara bruttezza, probabilmente il più noioso visto al cinema da 10 anni a questa parte. Pieno di citazioni buttate lì così alla cazzo di cane (cibo per gli americani?), di dialoghi retorici risibili e insostenibili, ma soprattutto talmente pieno di se stesso da creare una autofagia che alimenta un oggetto filmico mostruoso che cresce a dismisura insieme all’ego del regista.
“A Sorrentì’, già ci avevi rifilato una mezza inc.cool.8 con La Grande Bellezza, ma onestamente parlando ci era proprio piaciuta, e allora va bene. Quest’anno però non è bastato il faccione di un finto Maradona a salvarti il culo! Quest’anno solo noia noia noia no non ho detto gioia!”
A, dimenticavamo … se c'è una cosa peggiore del film YOUTH LA GIOVINEZZA, è la colonna sonora del film YOUTH LA GIOVINEZZA. Ogni volta che parte quel cacchio di coretto è un brivido ...

E questo è tutto. Ne riparliamo al prossimo anno.
Stay tuned. Stay weird.


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