19 gennaio 2006

TORINO NERA


Era da tempo che Caina desiderava una sfrenata vacanza torinese. La città piemontese rientrava tra le sue mete preferite, in virtù delle ottime impressioni suscitate nei fugaci appuntamenti passati (concerti e serate ai murazzi), ma Caina non si era mai dedicata al 100% alla città, ai suoi misteri, alle sue delizie notturne. Nello scorso novembre quindi sfogò il suo desiderio, in una folle e misteriosa notte che andremo a raccontare.



Caina conosce bene molte delle leggende “nere” che circondano Torino. Si dice che sia stata fondata nientemeno che dagli antichi Egizi, che scelsero l'incrocio tra i fiumi Dora e Po, per innalzare un centro di culto al dio Api che veniva rappresentato con le sembianze proprio di un toro. Nella Torino sotterranea e misteriosa, pare che esistano chilometri di gallerie che un tempo erano arterie vive della città, rifugi di guerra, di carestia in caso di pericolo, ma soprattutto notevoli luoghi di potere all'incrocio di importanti linee telluriche e geomantiche, meta di personaggi del calibro di Nostradamus, Paracelso, Cagliostro e il Conte di Saint Germain.

Si dice che Torino sia uno dei tre vertici del triangolo della magia bianca, insieme con Praga e Lione, ma anche punta di un altro triangolo, quello della magia nera, che tocca Londra e San Francisco. Ecco perché sembra che Torino abbia sia un "cuore bianco" (

la Chiesa della Gran Madre) ma anche uno estremamente “nero” (la porta dell'Inferno, in piazza Statuto), nettamente separati e delimitati. Una lotta eterna sembra quindi giocarsi tra le forze del bene e quelle del male … e sappiam bene Caina per quale tipo di forze abbia simpatia.

Infatti, dopo una serie di gustosi “bicerin” piemontesi, Caina si dirige dritta dritta verso il punto più nefasto, più esoterico, più pericoloso: piazza Statuto, nella quale è possibile trovare il monumento all’angelo più diabolico esistente al mondo (la fontana del Frejus), e soprattutto il misteriosissimo obelisco, che dovrebbe nascondere addirittura una delle porte degli inferi.


La fontana ci appare subito un monumento troppo bizzarro: delle “bianche” figure umane che si agitano e muoiono ai piedi di una tetra stele, sormontate da una nera figura angelica e bellissima, ma del tutto disinteressata alle sofferenze umane, anzi sorridente. Ma osservando meglio questo angelo, Caina raggela: è troppo “nero”, troppo sfacciatamente bello, e soprattutto, oddio, guardate le sue ali! Sono di “colomba della pace” o di “pipistrello della notte”? Sono angeliche o “luciferine”?


Caina barcolla, ammaliata e spaventata, prova a girarvi intorno, per placare le domande che la attanagliano, ma se fino ad ora aveva solo dei terribili sospetti, ora ha quasi delle certezze, osservando la tetra figura di spalle: è il caprone infernale,

la Bestia !


Caina quindi si allontana, ancora assorta in mille pensieri, e non si accorge di esser finita “dalla padella nella brace”. In pochi passi è infatti giunta alla piazzetta dell’obelisco.Qui regna una atmosfera terribilmente “gelida”. Nessuno passante sembra mettervi mai piede, nessun uccello si poggia mai sui troppo spogli rami degli alberi, ma soprattutto una volta entrati dentro alla piazza, si ha l’impressione di non riuscirne ad uscire, totalmente attratti dallo snello obelisco, da suoni acquosi e suadenti, da una forza che sembra provenire dalle viscere della Terra.


Caina ammaliata e indifesa, si lascia trascinare, sente il vuoto sotto ai suoi piedi, e in un magico istante si ritrova in uno splendido Inferno!


Ma come ci piace questo Inferno!

Belle diavole praticano giochi sadici appese a una corda.




Altre anime dannate sono condannate a lottare nella schiuma per l’eternità.


Caina è divisa tra la voglia di perdersi nei gironi infernali e l’istinto vitale che la spinge a buttarsi a capofitto nei cunicoli in cerca di una via di uscita.

Durante la corsa schegge di deliri satanici:

un delirante omaggio a Nietsche, il più dannato tra i pensatori;


manifesti rappresentanti la “bellezza del diavolo”;


imponenti altari a mostruose divinità lovecraftiane.


Incredibilmente Caina scorge un’uscita, ricomparendo in superficie proprio ai piedi della Gran Madre, il cuore “bianco” di Torino, che veglia sulla città impedendone il completo assoggettamento alle “nere” forze malvagie.



Uffa, Caina si divertiva troppo in mezzo ai satanassi!

Vabbhè, sarà per la prossima volta.

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