7 aprile 2011

Mondo Caina: LA BOBBYCOSA, ovvero “Il Mostro e il suo giocattolo”



Non mi era mai capitato di ascoltarne uno per intero. Non perché nutrissi preconcetti o perché ne sminuissi l’utilità considerandolo un ripiego per chi non è avvezzo alla lettura; piuttosto per un’immotivata affezione alla carta stampata e per l’incapacità di comprenderne appieno le potenzialità, nonostante la mia sensibilità da compositore e sound designer, e nonostante il discreto e sempre irresistibile fascino del suono acusmatico. Fatto sta che, dopo aver letto un paio di recensioni del racconto di Yuri Storasi, mi sono incuriosito e ho deciso di dare all’audiolibro un’altra chance. Quindi, se ora ne sto scrivendo c’è una ragione…


“La Bobbycosa” si è rivelato sorprendente: innanzitutto perché si tratta di una favola horror nerissima (che rispetta appieno il codice tipico della “normalità minacciata dal Mostro”) e ben strutturata, dal sapore pieno ed asciutto, quasi fumettistico, e caratterizzata da un’interessante commistione di “cronaca vera” (la violenza e gli abusi sessuali perpetrati ai danni di un bambino), psicologia (lo sdoppiamento quasi schizofrenico della vittima, che mima lo sdoppiamento del suo carnefice) e fantastico (la “cosa” che non muore mai, perché sembra cibarsi dei ricordi dolorosi del piccolo protagonista), e per un’ancora più interessante uso dell’ellisse temporale; poi, per la quasi totale assenza di orrori grafici, per lo più accennati e mai descritti morbosamente, sempre attraverso l’ottica ingenua del bimbo e talvolta mitigati da un larvato tono ironico); ed infine, per la presenza del narratore Francesco Pannofino (noto al pubblico in veste di doppiatore e per il ruolo del regista René Ferretti in “Boris”, che sostituisce Malcolm McDowell, narratore per l’edizione internazionale, “The Bobbything”) la cui voce, da “interprete” più che da “lettore”, conferisce credibilità alla storia.


Francesco Pannofino in sala di doppiaggio al lavoro su “La Bobbycosa”

Il racconto, incentrato in egual misura sugli abusi di Bob al nipotino Philip e sul castigo a distanza di anni dell’adolescente sullo Zio, è tutto giocato sull’estrema materialità dei corpi scomparsi, abusati e seviziati (nonostante siano principalmente ricordi di eventi passati e nonostante “la cosa” sia, già nel nome, un essere quasi informe, con fattezze e voce che ricordano quelle dello Zio orco) e sull’astrazione del contesto, stratagemma narrativo tipico delle storie più efferate, in assenza del quale il lettore-ascoltatore non potrebbe contemplare la rottura di determinati tabù senza “sporcarsi”; infatti, le violenze e la vendetta avvengono “altrove”, in una dimensione parallela, in un luogo distante, altissimo, isolato ed irraggiungibile, un luogo che potrebbe esistere, per l’appunto, solo nelle fantasie di un innocente. Man mano che la storia si risolve, il confine tra mostruosità immaginaria e realtà mostruosa diventa sempre più sottile fino ad annullarsi, e il racconto si trasforma in un incubo claustrofobico dal quale non sembra esistere una via di fuga, se non nell’accettazione. È a quel punto che la relazione tra Bobbycosa ed il suo “giocattolo” diviene irrilevante, per lasciare spazio al legame tra il Philip adolescente e l’altro sé, il suo doppio arrabbiato per l’infanzia distrutta e la vita adulta ormai compromessa.

“La Bobbycosa” si rivela più angosciante quando ci si rende conto che l’essenzialità narrativa si sdoppia sul piano sonoro; in assenza di un commento musicale a sottolineare certi passaggi e di effetti sonori a ricreare le atmosfere, il racconto poggia esclusivamente sul suono della parola e vive al di fuori della sicurezza del cartaceo; non serve a niente chiudere gli occhi, non possiamo riporre il libro quando la lettura diventa insostenibile, il terrore risuona solo nella nostra testa e non possiamo coprirci le orecchie con la stessa certezza di mettere da parte ciò che non vorremmo leggere. La magia di questo racconto è proprio nel catturare e shockare l’ascoltatore sul piano sonoro giocando per sottrazione, trasportandolo in un territorio simile a quello descritto nella storia, dove non esistono pause, né è possibile o lecito chiederne.
Gli echi del “La Bobbycosa” riverbereranno a lungo nella mia mente. (Gianluca Licciardi)



LA BOBBYCOSA di Yuri Storasi
Narrato da Francesco Pannofino / Malcolm McDowell
Prodotto da Stefano Cristini
Edito da Atlantide Entertainment

ESTRATTO AUDIO: 


LA BOBBYCOSA SU ITUNES

THE BOBBYTHING SU ITUNES



Qui l'articolo in inglese:   http://slaughteredmind.tumblr.com/post/4365863286/bobby

by Gianluca Licciardi
http://www.myspace.com/schlockmuzyck

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