9 febbraio 2016

Sanremo Cult Show: le più memorabili esibizioni al Festival di Sanremo


"Troppa intelligenza, in un colpo solo, può far male al Festival"
Toto Cutugno (Sanremo 1980)

Il Festival di Sanremo, volenti o nolenti, accompagna tassativamente l'Italia dagli anni post bellici fino ai giorni nostri. E' come un incantesimo dal 1951: ogni italiano è da sempre ammaliato e affascinato da questo assurdo carrozzone sonoro che irrompe con cadenza annuale nelle nostre vite catodiche. E c'è una spiegazione a tale magia: il Festival è da sempre uno specchio riflesso della nostra nazione tanto da averne seguito, e spesso anche precorso, la parabola politico-economico-sociale. Siamo insomma all'irrazional popolare!




Vi proponiamo una brevissima analisi, sicuramente degna di ulteriori approfondimenti.

Anni 50: negli anni della ricostruzione, Sanremo fa da mamma/papà alla nostra giovane nazione, con canzoni d’amore e di speranza equamente divise tra tradizione (Claudio Villa) e innovazione (Domenico Modugno).

Anni 60: negli anni del boom economico, Sanremo esplode come fenomeno musicale, spingendo forsennatamente una nuova industria (la discografia) per nuovi consumatori (i giovani) con nuovi prodotti (Gianni Morandi, Adriano Celentano, Mina).

Anni 70: la contestazione sociale non fa sconti a nessuno, Sanremo non sta a passo coi tempi e il nuovo pubblico giovanile pretende maggiore “impegno”; i volti musicali del decennio snobbano il Festival percepito come vecchio (Lucio Battisti non vi parteciperà mai); siamo ad un punto di minimo assoluto.

Anni 80: le nuove parole d'ordine, edonismo ed eterogeneità, salvano Sanremo; adesso tutto è permesso, sia tornare alla tradizione (Albano e Romina), sia la trasgressione (Vasco Rossi), sia la sperimentazione tout court; il Festival diviene fenomeno mediatico di massa, nel quale il pubblico è parte attiva (il televoto) come alle elezioni politiche (e si cambia continuamente regolamento similmente alla legge elettorale); è di questi anni la sinistra divisione tra Big e Nuove Proposte, un divario tra generazioni che diventerà profeticamente devastante.

Anni 90: c'è una nuova richiesta di sobrietà e Sanremo toglie i lustrini e mette lo smoking; il Festival si normalizza ed elimina quasi totalmente le componenti più coraggiose e sperimentali; avviene anzi una simbolica inversione attitudinale tra i Big che si atteggiano a giovani e folli (avendo però le spalle coperte) e le Nuove Proposte che si presentano già vecchi e tristi (disperatamente alla ricerca di un posto al sole); indicativa in questo senso è l'esibizione di Elio e le Storie Tese del 1996, apparentemente bizzarra ma invece innocuo e calcolato giochino intellettuale.

Nel compilare la lista delle esibizioni più cult e memorabili del Festival di Sanremo, noi ne analizzeremo quindi solo le annate davvero leggendarie, quelle che vanno dal 1978 (l'esplosione di Anna Oxa e l'inizio della coraggiosa sperimentazione trash/bizzarra che prorompe dal basso) al 1996 (la normalizzazione e l'imposizione del "politically correct" spacciato per weird di Elio e le Storie Tese).

Finito il pistolotto? Bene e allora si parteee! Vai con la sigla!!!
E come sempre, presenta l’unico presentatore presentabile! Ecco a voi ...

PIPPE BAUDE (e la valletta la facciamo sempre noi!)



ANNA OXA - UNA EMOZIONE DA POCO (1978)
"Ed io non vedo più la realtà, non vedo più a che punto sta"

Il punk irrompe a Sanremo dalla porta principale? "Macché punk, lei è una parastatale" sentenzierà invece Ivan Cattaneo, ideatore del look situazionista della Oxa, spacciandosi per suo fidanzato ("lei è il maschio, e io la femmina"). Arriverà seconda e col suo make-up artist traghetterà il Festival nei meravigliosi anni 80.




DECIBEL - CONTESSA (1980)
"Vuoi che io rimanga nel tuo letto per poi sbattermi su e giù"

Che sia la stessa Contessa di Pietrangeli, che non più scandalizzata dalla lotta di classe del '68 finalmente è libera di trastullarsi nel suo castello col ribelle più bello? Chi potrà mai dirlo! Un Ruggeri versione Lou Reed non ci svela l'enigma, sfornando una marcetta sovietica in levare che sbancherà le classifiche, sulla scia dell'ossessiva ricerca del look iniziata dalla Oxa.




ALICE - PER ELISA (1981)
"Lei ti lascia e ti riprende come e quando vuole lei"

Un'implacabile e autoritaria Alice presenta una delle canzoni più belle e difficili mai portate a Sanremo. Il testo di Battiato e le chitarre di Radius deflagrano sul palco dell'Ariston senza pietà, permettendo al Festival di rimettersi al passo coi tempi. Stravince, battendo anche la favoritissima Loretta Goggi. L'argomento droga si affaccia timidamente, per ora solo nei testi, l'anno dopo arriverà anche concretamente.




VASCO ROSSI - VADO AL MASSIMO (1982)
"Voglio vedere come va a finire andando al massimo senza frenare"

E' tutto a posto, va tutto bene, va tutto a gonfie vele! Vasco partecipa per la prima volta a Sanremo e la sua allucinazione da coca-cola prende vita sul palco con una chiarezza di intenti perfetta. Pare che un Al Bano spaventatissimo dal personaggio disse: "Per lui bisogna chiamare la buoncostume"! Arriverà ultimo, nascerà il MITO.




GARBO - RADIOCLIMA (1984)
"Radio mi canti la sera ... Waiting for someone else"

La classe non è acqua! Un Pippo Baudo, più "moderno" che mai, pronuncia per la prima volta la parola "new wave" e presenta probabilmente una delle più eleganti esibizioni mai vista al Festival, dibattendo con Garbo di fotogrammi e segmenti di pensiero! E noi finalmente abbiamo capito a chi si ispira il look della Franca Leosini!




PATTY PRAVO - PER UNA BAMBOLA (1984)
"Ridera' incredula o bambola"

Sfruttando perfettamente la lunghissima scala coreografica, ecco una performance tra le più stranianti, qualcosa che non dimenticheremo davvero mai. Patty, di Versace vestita, scende lentamente come una geisha futurista, armata di ventaglio e di una lunghissima coda, intonando una nenia sublime. Stile assoluto.




LOREDANA BERTE' - RE' (1986)
"Io mi ritrovo nel tuo regno perduta di te"

Una Berte' in splendida forma e con una canzone stupenda calca il palco sanremese in una delle esibizioni più incredibili e criticate di sempre: abito succinto, tacchi a spillo e pancione da gravidanza inoltrata! E' subito SCANDALO! La donna incinta in minigonna e abito in pelle, viene definita "volgare e tardo-femminista" dai vertici Rai. Loredana, stupita, ancora si chiede se per gli italiani una donna gravida sia da considerarsi una handicappata. Dopo 30 anni ce lo chiediamo ancora!




SCIALPI - NO EAST NO WEST (1986)
"No Est No West We Are The Best"

Annata d'oro questa del '86, con un parterre di artisti davvero storico! E se tra gli ospiti stranieri troviamo il meglio dell'elettro-pop (Depeche, Spandau e Talk Talk) l'Italia risponde con un quanto mai attualissimo Scialpi (ora Shalpy). Il nostro guerriero si carica dell'ansia per la guerra fredda, risolta semplicisticamente in chiave post-apocalittica. Tra sonorità wave, capello selvaggio, basette assassine, frange, chiodo e pantaloni de pelle siamo in pieni anni '80 ... e si vede!




RIGHEIRA - INNAMORATISSIMO (1986)
"Prima avevo un computer mentre adesso sei tu, tu che fai battere forte il mio cuore"

I ragazzi di Torino sognano Tokio ma vanno a Sanremo! Scatenati, scapigliati e innamoratissimi i due torinesi affrontano il loro primo e unico Festival armati di un brano firmato La Bionda. Sfoggiano capigliature ad unicorno ideate da Orea Malià e un look japan-japan, saltano e si dimenano come dei forsennati ... troppo avanti. MEMORABILI! Pura energia!




GRACE JONES - STILL LIFE (SPALLE AL MURO di RENATO ZERO) (1991)
"My life ... still life"

Mentre i sorcini tappezzavano la città dei fiori di proclami a Renato Zero, una monumentale Grace Jones ne interpretava il suo brano in gara. L'idea transgender fa capolino a Sanremo 25 anni prima di Conchita Wurst. Baffetto da sparviero, sigaretta m'bocca, voce profondissima e drammaticità assoluta. Ma chi è? Trans Sinatra??? Mitologica!




MILVA - UOMINI ADDOSSO (1993)
"Hai le brache che scoppiano, quando mai te ne vai"

La rossa fiammante Milva porta a Sanremo un testo del maestroValerio Negrini: fantastico omaggio brechtiano, tra prostitute stanche, clienti eccitati e interpretazione da bordello berlinese anni 20. Lei istiga, provoca, ammicca, ancheggia, occhieggia. Pronta per Querelle de Brest. Fassbinderiana!




GIANLUCA GRIGNANI  - DESTINAZIONE PARADISO (1995)
"C'è che prendo un treno che va a Paradiso Città"

Siamo a metà anni '90: la crisi giovanile sfonda le porte dell'Ariston, presagio di una generazione no-future. Una nuova proposta canta a squarciagola un inno al suicidio, mentre un brivido di disagio percorre la platea. Come è stato possibile? Grignani, con tanto di maglione post-grunge, confessa candidamente le sue crisi depressive. Giusto pochi mesi prima era giunta tragicamente al capolinea la parabola di Kurt Cobain.


Cari lettori ora vi lasciamo, ma voi siete caldi per il dopofestival?
Su su niente paura che anche per quest'anno se guardando Sanremo vi prendesse troppo male, venite qua da noi che c’è sempre un pasto caldo e un weirdo in serbo.

Perché Sanremo è Sanremo!

2 commenti ricevuti:

  1. Grignani rules!

    Bel tuffo nel passato. Mi ha fatto quasi quasi entrare nel clima sanremese giusto per stasera. ;)

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    1. Essi un bel tuffo, da perdersi nel mare dei ricordi e non emergere mai più!!! ;-)

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