CASA SUSANNA: La Casa delle Libertà (e delle Identità).


CASA SUSANNA un documentario che rivela il coraggio di un gruppo di travestiti e transgender nell'America degli anni '50. Dal ritrovamento di alcune foto si dipana la storia di Susanna/Tito, Maria, Katherine e Diana. Un viaggio nel passato che celebra la conquista della consapevolezza e riflette sull'identità e sullo scorrere tempo.



CASA SUSANNA (Sébastien Lifshitz - USA FRANCIA 2022)

Trama: Il documentario "Casa Susanna" rivela la storia di una bizzarra casa/vacanze nella America anni '50. Gestita da Tito Valenti, alias Susanna, e sua moglie Maria, il luogo accoglieva ospiti maschili che desideravano esplorare il travestitismo. In un'epoca di repressione, Casa Susanna forniva un rifugio sicuro per esprimere liberamente le loro identità. Basato su una preziosa collezione di fotografie d'epoca ritrovate casualmente, il lavoro svela un affascinante compendio di storie umane fatto di coraggio, autenticità e lotta per la libertà.


Nel cuore tumultuoso degli anni '50, l'identità "non conforme" era una scelta audace e pericolosa. In un'epoca dove il travestitismo ardeva nascosto, provare a emergere significava sfidare la legge. Le voci di coloro che si immaginavano "al di là dei confini stabiliti" erano soffocate dalla mancanza del riconoscimento pubblico. Il travestitismo rimaneva un labirinto inesplorato, un'esperienza interiore avvolta nel silenzio. L'isolamento o il conformismo erano le uniche terribili possibilità. L'assenza di reti di sostegno e guide attendibili rendeva il percorso di scoperta un cammino solitario, struggente e oscuro. Proprio in quella oscurità, i protagonisti di "Casa Susanna" irradiano una luce. La loro storia è dunque un inno al coraggio, un atto di ribellione al silenzio che l'epoca imponeva. Un piccolo assaggio della rivoluzione degli anni a venire.


Il network che segretamente univa questi cuori palpitanti era una rivista: "Transvestia". Questo faro di conoscenza "non codificata" attirava a se i naviganti coraggiosi del mare dell'ambiguità Le sue pagine diventano ben presto speranza per coloro i quali cercavano risposte, accettazione e dialogo. "Transvestia" non era solo una pubblicazione: era la creazione di una comunità.  Una rivista di fatto clandestina che diventa un simbolo di resistenza e di affermazione, verso un futuro più tollerante e comprensivo. Attraverso "Transvestia", le voci degli invisibili trovano risonanza e solidarietà. La sua influenza trascende le stesse pagine, divenendo ben presto una rivista di culto.


Anni 2000: due antiquari di New York si imbattono in una scatola di foto dalle tonalità sature. In quelle immagini, un mondo nascosto: uomini e donne travestiti che si divertono amabilmente, sfoderando un'eleganza disarmante. Sorrisi autentici dipingono volti pesantemente truccati ma fortemente autentici. Quelle fotografie rappresentano l'inizio di un viaggio in una dimensione sconosciuta, un varco aperto su un passato affascinante ed enigmatico. La scoperta porta alla luce un luogo magico: "Casa Susanna". Le immagini trasmettono un senso di autenticità e verità, un messaggio inciso nelle pieghe delle ampie gonne e negli sguardi intensi. Ma chi erano quegli individui coraggiosi e incoscienti che la frequentavano?


La storia: Negli anni '50, Maria acquista una proprietà di 150 acri, situata nelle remote Catskills, a nord di N.Y. La rinomina Casa Susanna, in onore a suo marito Tito, meglio conosciuto proprio come Susanna. La magione offre privacy ai suoi ospiti, in un'epoca in cui il travestitismo pubblico è illegale in gran parte dell'America. Per un weekend, viene richiesto un contributo spese, che include alloggio, cibo, lezioni di trucco, show e divertimento. La struttura fornisce un rifugio dove gli ospiti possono vivere la propria "inclinazione" senza nessun timore. Casa Susanna accoglie soprattutto uomini eterosessuali che amano travestirsi, anche se alcuni di loro in seguito porteranno avanti un percorso transgender: la stessa Susanna intraprenderà la transizione per vivere finalmente la sua femminilità.
Ospite fisso della magione c'è il fotografo Andrea Susan, che immortala quelle anime fiammeggianti, custodendo per anni i negativi. Inizialmente ritenute disperse, le pellicole verranno successivamente rinvenute da un antiquario che le pubblicherà in un libro, al quale seguirà il documentario.


Il passato prende vita attraverso la magia dei filmati e delle foto d'epoca, testimoniando l'essenza di "Casa Susanna". Le immagini raccontano una storia affascinante e nascosta, che si svela attraverso sorrisi pudici in lunghi abiti borghesi indossati con grazia; catturano l'effervescenza di un mondo segreto fatto da uomini e donne che bramano solo di esser se stessi. L'obiettivo cattura momenti di gioia, condivisione e autenticità, rivelando una realtà totalmente nascosta agli occhi del mondo. 

Ecco Tito, noto come Susanna, la prima-donna della casa. 


Ecco Maria (la prima a dx), sua moglie, la geniale creatrice di parrucche e acconciature.


Ecco Katherine Cummings, ecco Diana Merry Shapiro: figure fondamentali nella storia della comunità transgender statunitense.



Le immagini ci trasportano nel cuore di "Casa Susanna" insieme ai suoi ospiti: ci sediamo a tavola con loro, partecipiamo alle loro riunioni, assistiamo ai loro spettacoli. Ma le foto catturano non solo l'aspetto esteriore, ma anche l'anima di coloro che hanno reso quella casa un luogo di libertà e autoespressione. Quelle istantanee sono un omaggio alle sfumature dell'identità umana e una celebrazione delle anime audaci che le hanno vissute.


Alla conclusione del documentario, un retrogusto di malinconia ci avvolge. Ogni sorriso congelato in quelle foto, ogni momento di gioia vissuto a "Casa Susanna", viene irrimediabilmente plasmato dal passare del tempo. Il regista ci ricorda che ogni individuo è un viaggiatore nel tempo, che segue un percorso unico fatto da un inizio e una fine. La forza delle storie vissute a "Casa Susanna" permane, ci colpisce al cuore e ci incoraggia nel nostro personale viaggio di scoperta e autoespressione.

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