Maradona rivelato: Diego Armando e la fisica quantistica


Diego Armando Maradona: un calciatore che obbediva a leggi diverse da quelle della fisica ordinaria. Ogni suo gesto tecnico una violazione del comune senso dello spazio/tempo. 
Forse abbiamo trovato la chiave per svelarne finalmente il mistero: l'impossibile a volte accade. 
Basta crederci. Proprio come faceva lui, ogni volta che scendeva in campo.



BUENOS AIRES, 20 OTTOBRE 1976.



Diego sta tornando lentamente a casa: tumefatto e con le gambe doloranti. Eppure il sorriso non lo abbandona: il suo cuore è pieno di gioia. Ha esordito, finalmente. A 16 anni ha giocato la sua prima partita da professionista, indossando la maglia dell'Argentinos Juniors, squadra che ama fin da bambino. L'allenatore gli ha detto "Vai Diego, gioca come sai". Fatto: subito un tunnel al primo avversario. Hanno perso, non importa. Quello che conta davvero è il suo esordio. Deve però affinare il suo calcio, fatto di gesti tecnici impossibili, magici. 

Diego ha scoperto il segreto. Un segreto che custodisce gelosamente: la chiave per dare vita ai suoi sogni e dominare il pallone. I suoi dribbling sembrano miracoli, eppure sono solo frutto di studio e applicazione. Ha imparato a vedere le linee di passaggio invisibili, a comandare i movimenti più imprevedibili del pallone: lo fa danzare, lo fa ruotare attorno a se in cerchi perfetti mentre gli avversari restano a guardare. Per fermarlo cercano di colpirlo, di abbatterlo, senza capire che stanno su livelli fisici differenti.

Il suo segreto lo condurrà, un giorno, a diventare il più grande!
E tutto era avvenuto per caso, appena 2 anni prima.


BUENOS AIRES, SETTEMBRE 1974


Diego, ad appena 14 anni, è già il più talentuoso giocatore di calcio della sua età. Gioca nelle "Cebolitas", le giovanili dell'Argentinos Juniors. Tutto ruota intorno al calcio e non mostra molto interesse per la scuola. Preferisce la palla: la sua forma perfetta lo affascina. Vorrebbe trovare il modo di dominarne i movimenti, gestirne i punti di equilibrio, comandarne ogni possibile traiettoria. Ogni cosa al mondo che ne ricorda la forma lo attrae.

Diego, tornando a casa dall'allenamento, nota uno strano disegno su una lavagna, attraverso una finestra aperta. Delle sfere sembrano ruotare in modo imprevedibile attorno a un pallone più grande. 


Davanti alla lavagna c'è un professore anziano, parla ai suoi giovani studenti, che ascoltano attoniti, perplessi. Diego si avvicina alla finestra e ascolta il discorso del docente. Pensa ingenuamente a una lezione di tattica calcistica: il professore sta parlando invece di particelle subatomiche, di onde e probabilità. Le sue parole danzano insieme alle stessa particelle, incantando Maradona. Diego sente addirittura i suoni di quegli strani palloni che ruotano, in cerchi infiniti, attorno a una palla più grande che sembra dominarle tutte: un incanto di forme in movimento. Il professore parla di onde e Diego vede le curve del tiro perfetto: il tiro imparabile. 

Da quel giorno le particelle subatomiche continueranno a sfrecciare attorno ai suoi palloni. Maradona imparerà a gestirne gli equilibri, dominarne le traiettorie, piegarli alla sua idea di calcio, quella più bella: il calcio impossibile.

Da quel giorno inizia il mistero. I suoi goal sembreranno miracolosi, eppure saranno il frutto di studio e applicazione. La fisica quantistica diventa una segreta passione. Le particelle che danzano attorno al pallone, le probabilità che si intrecciano in trame imprevedibili. Riuscirà non solo a vederle, ma addirittura a comandarle. 

I goal che inizierà a segnare saranno la prova vivente di quello che avrà imparato. Nessuno lo capirà mai: gli avversari tenteranno invano di fermare quello che non può essere fermato. "Miracoli" diranno, "Magia" ripeteranno. E invece i suoi goal saranno il frutto di studio, fatica, ore passate ad applicare formule e teorie della nuova fisica al vecchio gioco del calcio. 

Maradona quel giorno ha scoperto il centro del pallone, il suo cuore quantico, e imparerà a muoverlo a suo piacimento.

Ora proponiamo tre esempi di applicazione della meccanica quantistica al gioco del calcio, realizzati da Diego Armando Maradona. Goal solo apparentemente miracolosi, bensì perfettamente spiegabili in ambito quantistico.


3 NOVEMBRE 1985. NAPOLI - JUVENTUS 1 - 0. STADIO SAN PAOLO.

LA PUNIZIONE DIVINA.


Diego Armando Maradona realizza uno dei gol più incredibili della storia del calcio. Una punizione impensabile che resta un mistero. Per tutti un miracolo!

“La punizione divina, la punizione divina” dirà il suo allenatore.

E' il minuto 27. Al Napoli è stato negato un rigore sacrosanto, e concessa una punizione da dentro l'area di rigore. Il pallone è a soli 16 metri dalla porta, ma con la barriera a meno di 3 metri è impossibile tirare direttamente a rete. I giocatori del Napoli protestano: non c’è distanza regolamentare tra palla e barriera. Maradona beffardo asserisce: 

“Non fa niente, tiro lo stesso. Tanto faccio goal comunque.
Eraldo, passamela indietro”.
(Dialogo tra Maradona e Eraldo Pecci)

Al momento del tiro i difensori Cabrini e Scirea si staccano dalla barriera, arrivando a soli 30 centimetri dal piede di Maradona, pronti a bloccare ogni traiettoria. In porta c'è Tacconi, uno dei migliori portieri del campionato. Beffandolo, con un tiro che si insacca alla sua sinistra, Maradona segna! 


“Ero a meno di cinque metri da Diego e da Pecci. Ero molto tranquillo, non può farla passare sopra, è contro le leggi della fisica, mi ripetevo.” (Massimo Mauro)

Come ha fatto Maradona? Bisogna tirare in ballo la bellissima e impenetrabile Equazione di Schrodinger



Dicesi Equazione di Schrodinger il principio fondamentale della meccanica quantistica, espresso sotto forma di una equazione differenziale, che afferma come gli oggetti subatomici si comportino sia da particelle sia come onde. Questa dualità onda-particella introduce un elemento di indeterminazione nel loro comportamento. L'equazione ne descrive l'evoluzione in ogni specifico istante di tempo.

Ora, attenzione: finché non viene effettuata una osservazione, l'equazione ci permette solo di calcolare la probabilità di trovare una particella in una determinata posizione. Il sistema è in uno stato indefinito. Quando si effettua una misura, la funzione d'onda "collassa" in uno stato definito: la particella viene trovata in una posizione precisa. Ma prima della misura, poteva essere praticamente ovunque.

Diego Armando Maradona ha semplicemente applicato la funzione suddetta al pallone da calcio, che negli anni, in segreto, ha ormai imparato a trattare come particella quantistica. Fino a quando Maradona non tira in porta, il pallone esiste in uno stato indefinito: può andare letteralmente ovunque. 

Un calciatore normale non può prevedere esattamente la traiettoria che il pallone seguirà. Può solo influenzarla e modificarne le probabilità. All'atto del calciare il pallone però la sua funzione d'onda "collassa" in uno stato definito, ovvero la traiettoria reale che il pallone percorre.


Maradona, grazie alle sue nozioni quantistiche, risolvendo l' Equazione di Schrodinger, è però in grado di scegliere, tra le infinite traiettorie possibili per quel pallone, quella giusta, rendendola reale. E tra quelle infinite possibilità, pur contro ogni probabilità, Maradona fa collassare la funzione d'onda nella traiettoria che permette al pallone di insaccarsi alla sinistra di Tacconi. Un colpo da biliardo quantistico.

Massimo Mauro sbagliava a ritenere fisicamente impossibile fare goal: semplicemente si riferiva alla meccanica newtoniana classica e non alle più moderne nozioni scientifiche.


22 GIUGNO 1986. ARGENTINA - INGHILTERRA 2 - 1. CITTA' DEL MESSICO

LA MANO DI DIO.


Siamo appena all'inizio del secondo tempo di una sfida drammatica. Il primo tempo è rimasto bloccato: è una partita ad eliminazione diretta che le squadre hanno troppa paura di perdere. Se le due nazionali non si sopportano, le due nazioni si odiano. La rivalità calcistica viene da lontano (un torto arbitrale ai danni degli argentini nel 1966), l'odio nazionale purtroppo da molto più vicino: la guerra delle Falkland, vero e proprio conflitto militare del 1982.

Al minuto 51, sullo 0-0, in area di rigore dell'Inghilterra un difensore spedisce la palla erroneamente all'indietro. E' però un campanile alto e lento, che sarà sicura preda di Peter Shilton, il più alto portiere della storia della Nazionale inglese. L'estremo difensore, con i suoi 185 centimetri, si precipita per agguantare il pallone. Riflessi felini e stazza imponente  sembrano assicurargli la presa. Ma accade qualche cosa di imprevedibile: sulla palla si avventa anche Maradona, di ben 20 centimetri più basso, che ascendendo verso il cielo colpisce la palla prima di Shilton. Il pallone rotola in rete, nello sbigottimento generale. 


Maradona ha colpito la palla, ma nessuno riesce a capire come sia stato possibile anticipare il portiere. L'arbitro convalida il goal, i compagni di squadra di Diego corrono ad abbracciarlo, gli avversari corrono a protestare: sono convinti che abbia usato la mano. Ma nessuno in campo, nessuno sugli spalti, e nessuno dei milioni di telespettatori ha capito la meccanica dell'azione. Non esiste uno scatto, un fotogramma che ne stabilisca l'esatta dinamica. 

A fine partita Maradona pronuncerà sei parole che resteranno nella storia:

"E' stata la mano di Dio!"

Ma cosa è successo veramente? Bisogna forse ripassare il Principio di Indeterminazione di Heisemberg.


Questo principio stabilisce che non possiamo conoscere con precisione e contemporaneamente sia la posizione che la velocità di una particella subatomica. Quantomeno una delle due grandezze sarà affetta da una indeterminazione minima. Ciò mette dei limiti fondamentali alle nostre capacità di misurazione e conoscenza della realtà. Nulla è certo, tutto è possibile.

Torniamo al minuto 51. Il pallone terminata la sua parabola ascendente, sta per ricascare a terra, seguendo le leggi della meccanica classica. Shilton spicca un salto per agguantarlo. Maradona a sua volta si alza in volo per contrastarlo e avvicinandosi al pallone, lo trasforma in oggetto quantistico.
 
Istante per istante la palla ha una velocità di caduta e una posizione, ma per il principio di indeterminazione tali due grandezze non sono rilevabili contemporaneamente.
Ora attenzione: siccome il pallone sta ricadendo a terra, il suo moto è rilevabile, automaticamente sarà impossibile ricavarne la precisa posizione. Maradona lo sa. E sa che nel momento in cui colpirà il pallone, nessuno potrà mai stabilire il punto esatto in cui palla e mano si toccheranno: è una impossibilità fisica. 


Attuando le conseguenze più paradossali del principio di Heisemberg, non è possibile avere la certezza assoluta che Diego abbia toccato il pallone con la mano o meno. L'arbitro applicando con rigore il regolamento non può che convalidare il goal.



22 GIUGNO 1986. ARGENTINA - INGHILTERRA 2 - 1. CITTA' DEL MESSICO

IL GOAL DEL SECOLO


Stesse coordinate spazio/temporali precedenti.
Passano soltanto 4 minuti di orologio. 240 secondi e Maradona decide di dare un altro saggio delle sue nozioni. 

E' il minuto 55. L'Inghilterra è ancora sotto shock a causa della "mano de Dios". Diego Armando ne approfitta. Riceve palla all'interno della propria metà campo e inizia un inarrestabile uno-contro-tutti: con un gioco di prestigio si libera di Reid e Lineker, supera la metà campo, quindi con due dribbling si beffa di Butcher e Fenwick, entra in in area di rigore, scarta Shilton in uscita, subisce il ritorno disperato di Butcher e mentre cade a terra appoggia la palla in rete.


6 dribbling per 60 metri in 10 secondi: senza mai perdere un contrasto, senza mai perdere il pallone, senza mai perdere l'equilibrio.

Il goal non era frutto di una azione improvvisata, bensì era stato preparato molto tempo prima.
Nel 1980 a Wembley, in una "amichevole" sempre contro l'Inghilterra, Diego aveva provato praticamente la stessa identica azione: saltati 4 avversari, arrivato davanti al portiere aveva scelto di tirare invece di scartarlo. La palla era uscita di un soffio. 


Da quel giorno Diego era ossessionato dalla "serpentina perfetta". Sei anni più tardi vi è finalmente riuscito. Ma come ha fatto?

Questa volta ha usato uno dei concetti più radicali della fisica quantistica: l'interpretazione a Molti Mondi di Everett. 


Manteniamo la calma, e affrontiamola insieme.
Riprendiamo per un istante l'Equazione di Schrodinger: abbiamo visto come gli oggetti subatomici siano onde e particelle contemporaneamente, e solo osservandoli è possibile far collassare l'equazione, passando quindi dal mondo delle probabilità a quello delle "certezze".

Ma per rendere deterministico il mondo reale c'è sempre bisogno di un osservatore? 
Può una equazione collassare? Il famoso gatto nella scatola come fa ad esser sia vivo che morto? 
Non a tutti i fisici andavano giù queste interpretazioni. 

Hugh Everett III, con audacia e coraggio, aveva provato a ribaltare il discorso: nessun collasso, nessun osservatore. Ogni qualvolta un oggetto quantistico ha la possibilità di assumere differenti valori, semplicemente li soddisfa tutti, ognuno però in un universo parallelo differente. 
L'Equazione di Schrodinger assume quindi tutte le possibili soluzioni previste, ognuna nel suo universo di appartenenza. Noi esseri umani che osserviamo l'evento, percepiamo una sola soluzione poichè siamo confinati in un singolo universo, quello più probabile. Semplice vero?

Ma come ha applicato Maradona tale concetto alla sua magnifica serpentina?


Molto semplicemente, una volta trasformato il pallone in oggetto quantistico, ha applicato alla lettera la teoria Molti Mondi. Ogni dribbling prevede due possibili soluzioni: palla persa da Maradona, palla conservata da Maradona. Quindi ad ogni dribbling si creano due universi paralleli: in uno l'azione viene fermata, nell'altro Diego va avanti. 


6 dribbling corrispondono quindi a 12 universi paralleli, che però calciatori, arbitro, giornalisti e pubblico non hanno mai percepito. Diego li ha intrappolati e condotti insieme a lui in uno solo tra tutti i Molti Mondi possibili: quello nel quale non perde mai il pallone e alla fine lo deposita in rete.


MAGGIO 2023


Maradona non c'è più. Si è ritirato dal calcio dal 1997, ed ha lasciato questo mondo nel 2020.
Quello che riusciva a fare con un pallone rimarrà forse per sempre un mistero. I suoi dribbling, le sue punizioni impossibili, i suoi gol capolavoro violavano o no le leggi della fisica? Non ci è dato sapere. Noi abbiamo proposto solo una ipotesi.

Forse la risposta sta altrove. Quando Diego scendeva in campo si apriva una breccia nel tessuto della realtà, per lasciar fluire la magia. Per quei novanta minuti tutto sembrava possibile, campo e cielo si fondevano e le barriere tra sogni e vita reale si facevano sottili.

Anche se Maradona non c'è più, quel varco rimane aperto, per continuare a lasciar fluire nel mondo un po' della sua magia. Lo Scudetto del Napoli ne è un esempio poetico e sublime.

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