L'Era del Cinghiale Bianco: come Battiato trasformò la sua carriera rimanendo pienamente se stesso (una storia psicomagica)

L'Era del Cinghiale Bianco


Questo articolo vuole essere una versione romanzata e psicomagica di un momento cruciale della carriera di Battiato: la famosa svolta pop, tanto analizzata quanto tutt'ora enigmatica. Tutti gli eventi che citiamo sono realmente accaduti tranne uno: lo sdoppiamento di personalità, che utilizziamo chiaramente come paradosso. Abbiamo avuto l'onore di conoscere il Maestro e di lui ci colpirono subito due cose: l'imponente statura e il profondo senso dell'umorismo. Siamo abbastanza sicuri che Battiato si sarebbe fatto due risate leggendolo. 




1970 – CRISI METROPOLITANA

"Un nucleo si divide e due sono le vite"  

Franco Battiato vive a Milano ormai da 5 anni. Arrivato valigia in mano dalla Sicilia ha condotto anni di lavoro e fermento.

Il ragazzo siciliano ha onestamente bruciato le tappe nel mondo della canzone. Partito suonando la chitarra in un piccolo cabaret, è stato prima "urlatore" a poi "neoromantico", passando per svariate case discografiche. Ha fatto una comparsata in televisione, e sono arrivati anche i primi soldini: la sua canzone E’ L’Amore ha sbancato in hit parade. 

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Quello che ancora stenta ad arrivare è il grande successo, ed il giovane artista comincia a guardarsi intorno spaesato. Lo assilla un pensiero: "ti sei mai chiesto quale funzione hai?" 

Battiato è inquieto, insoddisfatto, frustrato. Lo stato di sofferenza psicologica è tale da fargli percepire “le cellule scoperte”. Dorme poco e male. A volte nella notte si sveglia e si sente levitare in aria: un desiderio inconscio di libertà.

In un giorno qualunque, su un tram, il crollo: si guarda intorno e non riconosce più gli esseri umani, vede solo mostri, malformazioni, incubi. E’ l’inizio della crisi. Ne uscirà grazie alla scoperta di una vecchia pratica induista: la meditazione trascendentale. La cura, però, porterà con sé un bizzarro effetto collaterale che cambierà per sempre la sua carriera e insieme la storia della musica italiana.

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1978 – L’EGITTO PRIMA DELLE SABBIE

 "Non hai forza per tentare di cambiare il tuo avvenire
Per paura di scoprire libertà che non vuoi avere"


E’ il 1978, in tutto il mondo sta avvenendo una rivoluzione musicale di ampissimo respiro, ma Battiato si sa non sopporta "i cori russi, la musica finto rock, la new wave italiana, il free jazz, punk inglese" e probabilmente non sopporta neanche il post-punk. .

Il ragazzo siciliano in questi 8 anni si è dato un sacco da fare, intraprendendo una carriera del tutto personale. Intanto ha fatto una scelta ben precisa: il ripudio del formato canonico della canzone.

Inizialmente tale scelta lo ha portato verso un prog/kraut/rock elettronico sperimentale. In questo senso ha realizzato due dischi assolutamente fenomenali: Fetus (1971) e Pollution (1972), supportati da eventi live violenti ed estremi e da un look fortemente provocatorio e dissacrante. 

(A chi volesse approfondire il periodo in questione consigliamo questo articolo di Valerio Mattioli).

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Il suo personaggio è una sorta di psyco-freak incatalogabile e catalizza l’attenzione di stampa e pubblico, ma la situazione rasenta la schizofrenia pura. Si sente un “progetto” in mano a Gianni Sassi, il suo geniale ma ambiguo manager dell’epoca. Battiato molla tutto e tutti e cambia aria. 

Inizia un progressivo avvicinamento alla musica contemporanea: il minimalismo, l’elettronica colta, l’avanguardia intransigente. Decisiva era stata la conoscenza con Karlheinz Stockhausen, che per Battiato è insieme Guru spirituale e Maestro musicale. Una serie di splendidi dischi ne testimoniano il percorso: Sulle corde di Aries (1973), Clic (1974), M.lle le Gladiator (1975), Battiato (1977).

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L’ultimo anno Battiato lo ha passato praticamente rintanato in casa: ha interrotto ogni forma di esibizione e lavora su un minimalismo musicale isolazionista, tutto concentrato sul suono puro, eliminando praticamente la “musica”. Ha appena rilasciato un disco meraviglioso, L’Egitto prima delle Sabbie, composto da due lunghe composizioni per solo piano, bellissime, struggenti, emozionanti, sapienti.

Ha appena vinto il premio Stockhausen, praticamente il lasciapassare verso il gotha dei compositori colti: Berio, Nono, Sciarrino, etc.. Ma questa élite continua a guardarlo con diffidenza e lo stesso Battiato ha molti dubbi a riguardo.

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Ma c’è un secondo Battiato che negli stessi anni si sta dando un sacco da fare. Solo che si concentra su tutto ciò che il primo ha ripudiato: la forma canzone, le strofe, i ritornelli. 

A differenza del primo, che chiameremo Franco A, questa seconda “personalità”, che chiameremo Franco B, spesso non si firma, non si si espone in prima persona, anzi tende a utilizzare gli pseudonimi più assurdi pur di rimanere nell’anonimato. 

Non possiamo sapere esattamente quando è avvenuta questa “scissione” tra le due anime musicali dello stesso artista, tutto lascia pensare possa essere stata una conseguenza della lacerante crisi di 8 anni prima, in quel giorno qualunque, su un tram a Milano. Ma attenzione, questo dualismo artistico non è per nulla divisivo, la dicotomia non causa sofferenza. Semplicemente i due Battiato si ignorano e convivono felicemente. Franco A e Franco B sono come due lati dello stesso vinile: tracce sonore opposte su uno stesso supporto fisico.

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Anche Franco B in questi 8 anni è stato frenetico ed inarrestabile

Nel 1971 ha collaborato con due importanti gruppi prog/pop: i Capsicum Red del giovanissimo Red Canzian e gli Osage Tribe, che ha prima fondato e poi mollato. Far parte di un gruppo non gli si addice, preferisce il ruolo da solista. Nel 1972 ha scritto, suonato e cantato buona parte del disco di Genco Puro & Co., usando lo pseudonimo Ed the Joy. 

Poi si scatena letteralmente il caos, e le "personalità" si moltiplicano: produce un singolo power pop in inglese firmandosi Springfield, un brano di potente hard rock a nome Ixo e infine una delirante marcetta a nome del Colonnello Musch. E tante altre collaborazioni che non stiamo ad elencare solo per limiti di spazio. Ad accompagnarlo in questi suoi esperimenti c’è Pino Massara, col quale spesso si scambia il nickname, moltiplicando confusione e "sintomatico mistero".

(Per un viaggio nel repertorio "segreto" dell'artista, rimane imprescindibile la lettura di questo articolo di Demented Burrocacao).



Nel 1974, mentre Franco A inizia il suo percorso verso la musica colta, Franco B letteralmente esorbita: collabora col gruppo prog/rock dei Jumbo, partecipa alla produzione del disco La Finestra Dentro, il capolavoro di Juri Camisasca, e si imbarca in una delirante tournee in sud Italia con i Telaio Magnetico, supergruppo di scoppiatoni genialoidi dediti a lisergiche improvvisazioni di rock cosmico elettronico. Scrive anche una irresistibile canzonetta ispirata al film Arancia Meccanica, regalata all’ignoto cantante di nome William, vero e proprio mistero della musica italica. E poi ancora collaborazioni con gli amici Claudio Rocchi e Eugenio Finardi, celandosi dietro il nome Frank Jonia.

Nell’ultimo anno, mentre Franco A se ne stava chiuso in cameretta a comporre lunghi brani per poche note di pianoforte, Franco B ha contribuito alla produzione di due grandi dischi di canzoni impegnate: Come Barchette dentro un Tram di Alberto Cohen e Polli di Allevamento di Giorgio Gaber.



A dire il vero, nel 1972 le due anime "franche" avevano anche provato anche a collaborare, pubblicando una coppia di brani capolavoro: La convenzione ma soprattutto Paranoia, una sorta di surreale dialogo tra le due personalità e insieme profezia del loro futuro ricongiungimento. Ma nessuno sembrava averne colto il senso.

"Potevi dire che io non c′ero
Non trovo più il guru forse sarà in cielo
Adesso mangia che ti fa bene
Non sono malato so cosa fare.
...
Un giorno usciremo per le strade
Cambieremo i semafori e le luci
Offriremo cipolle agli amici
Dormiremo insieme in calde stanze tutte rosa.
Romperemo l'asfalto con dei giardini colorati."



L'UOMO GIUSTO AL MOMENTO GIUSTO

Musicalmente instabile e desideroso di nuove esperienze, Franco B decide di imparare un nuovo strumento: il violino. E fa l’incontro che gli cambierà la vita: in maniera molto rocambolesca arriva a bussare alla porta del maestro Giusto Pio.

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Il maestro Pio ha alle spalle una grossa esperienza di stampo classico e una carriera già instradata, ma si lascia affascinare dal giovane siciliano. Lo supporta nei suoi esperimenti, lo aiuta nel comporre una colonna sonora (Juke Box), ma soprattutto capisce che il dualismo tra il Battiato autore colto e il compositore pop debba in qualche modo risolversi: è possibile fare della musica pop “colta” e Battiato ha l’esperienza e il talento necessario per realizzarla. 

Rimane un problemino non da poco: convincere il Franco A ancora chiuso in casa, che non ha nessuna intenzione di uscire dalla sua “confort zone” minimalista. E allora gli tendono una trappola, originale e sofisticata. Massima attenzione please.

Giusto Pio ha un figlio, Stefano Pio, che somiglia vagamente al cantautore siciliano. Con la scusa di provare a lanciarlo come pop star, Pio e Franco B scrivono, suonano e producono una canzoncina irresistibile, tutta giocata su basso, batteria e violino: Adieu. La canta Franco B, naturalmente dietro uno pseudonimo: Astra. Quando Franco A dalla televisione della sua cameretta scorge Stefano Pio che esegue goffamente la canzone in un pessimo playback, praticamente scimmiottandolo ... 

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... ha un vero e proprio "schock addizionale" che finalmente lo fa "scappare via dalla paranoia". 

Battiato capisce al volo il messaggio che gli è stato inviato: basta nascondersi al mondo, è venuto finalmente il momento di conquistarlo.


1979 – L’ERA DEL CINGHIALE BIANCO

"Organizza la tua mente in nuove dimensioni
Libera il tuo corpo da ataviche oppressioni" 

L’accordo è stato raggiunto. Franco Battiato il compositore colto, e Franco Battiato l’artista pop/rock lavoreranno insieme a un nuovo disco. Il primo avrà come garante il maestro Giusto Pio, il secondo si affiderà alla scaltrezza del produttore Angelo Carrara. Tutto sotto il controllo della EMI, casa discografica in quegli anni specializzata proprio sugli artisti pop “eruditi” (Guccini, Pino Daniele, Claudio Lolli, etc.).

Purtroppo i primi demo dei nuovi brani scontentano un po' tutti. Da una parte il compositore colto pretende l’assenza della sezione ritmica, considerata ancora uno strappo troppo violento per la sua carriera minimalista. Dall’altra l’artista pop pretende più spazio per le parti vocali sulle quali si sta esercitando assiduamente (un esercizio “fisiologico e terapeutico”). La EMI non è per nulla contenta e si rischia il fallimento dell'operazione.

 

Il problema sta proprio nel dualismo che deve essere in qualche modo risolto. C’è bisogno di un atto di psicomagia, c’è bisogno di un negromante che faccia collassare la dualità nell’uno. Provano disperatamente a contattare Jodorowsky ma lo psicomago messicano è irreperibile. La casa discografica tira fuori l’asso dalla manica. Chiama uno sciamano napoletano: l’impetuoso batterista Tullio de Piscopo viene portato in studio, lasciato a briglia sciolta e fatto letteralmente scatenare su tom, tamburi, rullanti e grancasse. "Jamme guagliò che è sta musceria ... facimme ammuina"

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I magici ritmi da tammurriata partenopea  ben si amalgamano alle melodie mediorientiali delle composizioni, ma soprattutto fanno combaciare le diverse anime di Battiato in una sola fantastica individualità: un nuovo artista di pop colto, con alle spalle una incredibile preparazione classica/sperimentale e insieme una grandissima facilità nella gestione della grammatica musicale strofa/ritornello.

 

Ma attenzione, nessun artista è stato maltrattato durante le registrazioni di questo disco. In questa svolta non c’è stata nessuna rivoluzione copernicana, nessun taglio radicale col passato, come molti erroneamente affermano. Soprattutto la svolta pop non rappresenta una sconfitta per il Battiato compositore colto, non è un “atto di umiltà”, come qualche giornalista poco brillante si affannava a ripetergli in quegli anni.

Tutto è avvenuto con naturalezza, con armonia e in fondo con coerenza. In Battiato il dualismo musica leggera / musica colta ha sempre convissuto tranquillamente e continuerà a convivere per tutta la sua carriera a venire. 

L’Era del cinghiale bianco non è dunque un disco lacerante come si potrebbe pensare. Semplicemente da quel momento le due anime dell’artista hanno fatto una magica sintesi alchemica trasformandosi e rinnovandosi in una sorta di “artifex superior”, una forma superiore di artista, capace di maneggiare l’arte dei suoni a 360 gradi. Capace di valorizzare il "silenzio del rumore", di spaziare "da oriente ad occidente", di maneggiare con maestria "sequenze e frequenze". Capace in futuro di riuscire a vendere milioni di dischi senza praticamente mai svendersi, rimanendo pienamente e integralmente sè stesso, sempre coerente al suo "centro di gravità permanente".

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Insomma la musica colta e la musica pop non sono dei "mondi lontanissimi" ma, con tutte le loro molteplici sfaccettature, compongono una sorta di variegata fauna sonora, una eterogenea "arca di Noè" che l'artista orchestra a suo piacimento utilizzando con maestria "la voce del padrone"

E’ lo stesso Battiato a darci qualche indizio in tal senso.

Il disco è ispirato sin dal titolo alle teorie di Renè Guènon, filosofo esoterista che nei primi anni del novecento intraprese uno studio su come le diverse forme religiose tradizionali (Induismo, Islam, Ebraismo, Cristianesimo, Massoneria, etc.) fossero in realtà differenti espressioni del sacro, tutte insieme funzionali al pieno sviluppo spirituale degli esseri umani. Battiato non fa altro che applicare tale teoria alla musica. Le diverse forme musicali tradizionali (classica, contemporanea, sperimentale, popolare, folk, rock, elettronica, etc.) vengono manipolate e utilizzate dall’autore per ottenere il suo pieno sviluppo artistico.

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La tanto famosa “svolta pop” di Battiato è da considerarsi quindi non come un ridimensionamento, ma al contrario una enorme e armoniosa evoluzione artistica, forse senza pari nella storia della musica italiana. Da questo momento Battiato farà letteralmente tutto ciò che vorrà, con gioia, passione e acume, miscelando a piacimento il suo immenso scibile e realizzando un sofisticatissimo ibrido musicale tra sonorità pop, retaggi colti, orchestrazioni classiche, chitarre taglienti, elettronica sperimentale, citazioni e campionamenti, fascinazioni orientali, testi lucidissimi e solo apparentemente nonsense.

Battiato è finalmente libero da schemi e sovrastrutture esterne, ma soprattutto si è svincolato da un dualismo tutto interiore. A qualche amico confesserà con sollievo di non scorgere più accanto a sé “l’ombra della mia identità mentre sedevo al cinema oppure in un bar”.

Qualche anno più avanti, nel suo disco di maggior successo, inserirà le seguenti illuminanti liriche:

“Il tempo cambia molte cose nella vita
Il senso, le amicizie, le opinioni
Che voglia di cambiare che c'è in me

Si sente il bisogno di una propria evoluzione
Sganciata dalle regole comuni
Da questa falsa personalità”

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