17 gennaio 2017

I 10 MIGLIORI FILM e LE MIGLIORI SERIE TV del 2016 by CAINA



Due splendidi diamanti aprono e chiudono la nostra top ten 2016: uno bianco accecante, uno nero conturbante. Il primo viene dal futuro, il secondo viene dal passato. In mezzo a questi, il deliro: lesbo movie d’oriente, cartoons libertini, lotte condominiali, rigurgiti hitleriani, serial killer inadeguati, famiglie super-freak, horror clowneschi, super-eroi all’italiana. Non siete curiosi?

Come è ormai consuetudine a casa Caina, compiliamo la lista dei film dello scorso anno che ci sono piaciuti di più: si insomma la nostra personale classifica cinematografica, sempre piena di sorprese e “piaceri proibiti”. Le pellicole che visioniamo sono tantissime (anche se naturalmente qualche cosa ci sfugge e altre cose ce le lasciamo sfuggire senza nessun rimpianto) e seguono i particolari gusti cinefili di Caina: il weird, l'eccesso visivo, il delirio, la sessualità esplicita, il trash, la sperimentazione. Diciamo subito che non è stata una annata molto generosa: moltissime pellicole davvero mediocri, molti lavori sufficienti, alcuni abbastanza soddisfacenti, pochi davvero esaltanti. Bando alle ciance ... iniziamo!

FILM

PRIMO POSTO
THE NEON DEMON (Nicolas Winding Refn - USA Francia Danimarca)


Splendido splendente, in vetta alla classifica un diamante solitario dalle mille sfumature, puro purissimo abbagliante. Refn tenta coraggiosamente di combinare il cinema commerciale con la video arte, utilizzando una fotografia che sfiora la perfezione per raccontare una fiaba horror post moderna, resa il più possibile asciutta, quasi banale nel suo andamento lineare, curandone invece al massimo i dettagli visivi: gli specchi onnipresenti, i toni saturi e spesso monocromatici, le composizioni scenografiche, le idee registiche, le citazioni occultate.
Un’opera solo apparentemente semplice e superficiale, ed invece molto profonda ed esoterica negli intenti. Tanto da poter esser letta come una metafora dell'aggressività al femminile, della Femmina “pericolosa”, in perenne lotta con le altre Matriarche per salvaguardare i propri averi: la Bellezza, la Fama, l'Eterna Giovinezza. A suo modo uno specchio dei nostri tempi e anche di tempi futuri: l'Estetica che divora l’Etica.


SECONDO POSTO
THE HANDMAIDEN (Park Chan-Wook – Corea del Sud)


Park Chan Wook forse non sarà il più grande regista vivente, ma di sicuro è uno dei più affascinanti. Sebbene abbia nelle sue corde una evidente vena sperimentale, il regista preferisce partire dal cinema mainstream, per poi mixare eleganza e violenza creando così il suo stile inconfondibile. E non gli manca certo il coraggio. Qui è alla sua svolta lesbica. Si perché l’opera in questione è un sontuoso lesbo movie in costume, cotto in salsa revenge, dove due belle e agguerrite ragazze si vendicano del loro persecutore che le crede invece pedine inermi del suo lussurioso piano.
Il film è letteralmente una “figata”, nel senso proprio della vagina, assoluta protagonista di prolungate scene di sesso saffico, umide e al contempo perfettamente coreografate. Ma è anche un’opera complessa, stratificata, destrutturata e virtuosistica, letteraria e insieme potentemente visionaria, che riporta l’arte cinematografica a livelli altissimi e bellissimi. E poi dicono che non ci piace il cinema orientale …


TERZO POSTO
SAUSAGE PARTY - VITA SEGRETA DI UNA SALSICCIA (Greg Tiernan & Conrad Vernon – USA)


“A sasizza gioia mia è na cosa ca t'arricrijà” ovvero “la salsiccia gioia mia è una cosa che ti fa gioire”.
Il più originale, dissacrante, sporcaccione e politicamente scorretto film dell‘anno. Con una idea di partenza geniale (la vita segreta dei prodotti da supermercato) e un finale capolavoro: orgiastico, epifanico e liberatorio. Attenzione perché fare la spesa non sarà più la stessa cosa, e quando mangerete quei deliziosi würstel sfrigolanti di olio e grasso che avete comprato in offerta speciale, li vedrete animarsi e guardarvi con orrore, e un pizzico di senso di colpa vi coglierà di sorpresa. Esempio di cartone animato per adulti, che ha studiato i capolavori del passato (i film di Ralph Bakshi in primis) rimanendo però saldamente nel contemporaneo.
Sapevamo che il nostro amato James Franco amasse le "salsicce" ma non immaginavamo fino a questo punto!



QUARTO POSTO
HIGH-RISE (Ben Wheatley – UK Belgio)


Un giovane medico decide di trasferirsi al 25° piano di un nuovo e lussuoso grattacielo di Londra, un avveniristico edificio autosufficiente e iper-tecnologico. Nel super attico in cima all’eco-mostro risiede addirittura il suo geniale e visionario Archistar. Tutto perfetto, tutto sotto controllo … ma attenzione perché il caos primordiale è sempre dietro l’angolo.
Lotta di classe nel condominio più cool del pianeta terra: il corpo di Cronenberg, il sangue di Kubrick, e lo spirito di Ballard risiedono in questa pellicola. Che volere di più? Eppure la critica si è accanita, additando il regista di non essersi spinto così tanto in avanti rispetto al libro al quale si è ispirato (Il Condominio di Ballard). Ogni volta la stessa storia … ma è cosi’ difficile capire che un libro e un film sono due oggetti artistici profondamente differenti? Che possono influenzarsi vicendevolmente senza imbrigliarsi? A noi invece è sembrata perfetta questa trasposizione del geniale scrittore inglese, resa evocativa e straniante da uno dei registi più interessanti ed eclettici in circolazione.
E poi è un film uscito in perfetta sintonia con il nostro tempo “devastato e vile”, tempo in cui i Calatrava e i Fuksas vari devastano il paesaggio esterno, mentre noi vili ci rifugiamo il più possibile in interni super accessoriati, ipnotizzati davanti a magici schermi luminosi. Apparentemente al sicuro dalle insidie ...


QUINTO POSTO
LUI E' TORNATO (David Wnendt – Germania)


Adolf Hitler, si proprio lui, riappare di sorpresa a Berlino. E’ solo, senza gerarchi, senza Eva, e soprattutto senza la sua Germania. La nazione che un tempo guidava è in mano a “una matrona con il carisma di un salice piangente”. Nella città regna la dissoluzione morale, gli stranieri sembrano essere ovunque e i partiti neonazisti gli paiono formati da innocue mammolette. Ma Adolf ha un grande asso nella manica … è finito nell’era della globalizzazione mediatica, e lui in fondo, omino incapace e senza qualità, ha sempre saputo fare solo e soltanto una cosa: comunicare con efficacia. Conquisterà radio, tv, web e cinema … e forse nuovamente la sua Germania.
Esperimento davvero arguto di meta-cinematografia, il film nasce come trasposizione filmica di un bestseller, ma se ne discosta ampiamente, seguendo uno strambo percorso tra fiction e documentario. L’attore Oliver Masucci è così credibile come Furher da esser stato continuamente fermato dai passanti mentre girava le scene del film, momenti che sono rimasti nel montaggio e che rafforzano potentemente il messaggio finale dell’opera. Se Hitler tornasse davvero, in un’epoca in cui i media governano il mondo, cosa succederebbe? Ma non abbiate paura, non ci troviamo davanti a un pistolotto morale, ma a un’opera divertentissima, piena di gag irresistibili (la sortita dai naziskin è da urlo, la parabola sulle razze dei cani è spaventosamente inappuntabile) anche se il finale pieno di “reali“ braccia tese ci ha lasciato senza parole.
"Non potete liberarvi di me, perché io sono una parte di tutti voi, e non sono poi cosi’male" è la beffarda e lucida considerazione del protagonista. Il film più politico dell’anno passato colpevolmente in sordina. Recuperatelo istantaneamente.


SESTO POSTO
I'M NOT A SERIAL KILLER (Billy O’Brien – UK Irlanda)


John Wayne (si chiama proprio così …) è un adolescente pluri-problematico del Minnesota più sperduto. E’ affetto da una forte sociopatia, con possibili sviluppi nell’omicidio seriale. Si, insomma, è un apprendista serial killer. Certo non lo aiuta il fatto che madre e sorella gestiscano una “allegra” camera mortuaria. Senza amici, senza donne e perennemente bersaglio dei bulli del paese, ha solo bisogno di una guida che lo porti nei meandri dell’ultraviolenza. Sarà il vecchietto dinanzi casa, imprevedibile omicida, a svegliare John dal suo torpore, scatenando in lui passione e repulsione, in un gioco al gatto col topo che gli sfuggirà “mostruosamente” di mano.
Delicato e disperato ritratto della pubertà dai colori rosso sangue, ciò che più colpisce del film è la profondità dei dialoghi (capolavoro lo scambio di battute tra i bulli e il protagonista alla festa) che disegnano perfettamente la fragile mente di un ragazzo borderline. Figlio diretto di film come Martin di Romero, Phantasm di Coscarelli, ma anche del bellissimo Riflessi sulla Pelle di Ridley, la pellicola pare provenire da un mondo sospeso, proprio come l’adolescenza, stagione di scoperte gioiose e dolorose. Una delle sorprese dell’anno.


SETTIMO POSTO
DER BUNKER (Nikias Chryssos – Germania)


Il film più bizzarro del 2016. Uno studente genialoide, cercando un posticino tranquillo dove completare le sue complicatissime ricerche, si ritrova nello scantinato di una assurda famigliola teutonica, costretto a fare il ragazzo alla pari e dare lezioni al moccioso di casa, un bambascione grande, grosso e capoccione. Nella casetta regna il delirio: il padre è in fissa con le barzellette stupide, la madre parla con un alieno (che vive nella sua gamba!?), e ambedue i genitori si aspettano che il loro figlio adorato/ritardato diventi Presidente degli Stati Uniti. E non è detto che non ce la faccia, perché il ragazzo apprende tutto, ma a modo suo.
Grande e sorprendente esempio di New Deutchland Weird, il film è un mistero tutto da decifrare, con una struttura in fondo semplice ma dal finale aperto a ogni interpretazione. Testimonianza di una cinematografia europea che ha ancora un sacco da dire a patto di cercare coraggiosamente una propria strada.


OTTAVO POSTO
31 (Rob Zombie – USA)


Il nuovo film di Rob Zombie è stato praticamente massacrato a sangue dalla stampa specializzata. I criticoni si attendevano che una volta mollati i produttori tradizionali, il buon Rob avrebbe continuato la vena intimista dell’imperfetto Le Streghe di Salem per dimostrare di essere finalmente un autore. E invece che fa? Prima raccatta i soldi col crowdfunding, e poi finalmente libero si mette a girare un horroraccio degno figliastro dei suoi primi sanguinosi lavori, grezzo, ruvido, tamarro.
A partire dalla scena iniziale (“Sono clown ma non ti farò ridere”) il film picchia duro che è una bellezza. Regole semplici: concorrenti/vittime da una parte, numerati; carnefici da un’altra, vestiti da clown; a organizzare il tutto dei ricconi in abiti settecenteschi, che scommettono sulla sorte dei malcapitati. E’ la numerologia a farla da padrona: 5 vittime, 6 carnefici, 3 signori, 12 ore di gioco, quote aggiornate in tempo reale, il gioco stesso che si chiama semplicemente 31. Sembra quasi di scorgere un assurdo omaggio al Marchese de Sade, in versione weird torture porn. E se i personaggi sono troppo macchiettistici, ma che ci frega! Anzi, meglio: il nano nazi Sick-Head e il perverso Doom-Head rimangono impressi proprio per questo!
“In hell everybody loves popcorn” è la arguta e ironica tagline del film. E poi insomma che ci aspettavamo da uno che si fa chiamare Zombie? Noi esattamente questo film, semplice e diretto come una stilettata nella carne.


NONO POSTO
LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT (Gabriele Mainetti – Italia)


Cosa altro dire di un film pluri-acclamato e pluri-recensito come questo? Bè, intanto dire che è piaciuto un sacco pure a degli stronzi come noi, che non siamo proprio nati ieri. Si perché l’opera in questione un pochetto paracula lo è, furba nel cavalcare il fenomeno dei super-eroi che sta dominando il cinema fantastico mondiale da almeno 15 anni. Il coraggio del regista non sta tanto in questo, ma nel suo fermo autocontrollo, nell’essersi tenuto sottotraccia senza strafare, permettendo a una storia molto semplice (Eroe buono, Avversario cattivo, Fanciulla in pericolo) di scivolare via davvero meravigliosamente.
E poi come in ogni storia che si rispetti, non è l’eroe a rimanere impresso, bensì il cattivo di turno: uno Zingaro con fortissimi accenni transgender, incarnato superbamente da un Luca Marinelli davvero da Oscar. Un film che per tutti questi motivi è una boccata di aria fresca per una cinematografia italiana che continua a dare segni di un possibile risveglio. Bisogna però osare, e provare a tuffarsi nelle "acque più torbide", proprio come fa Santamaria nel Tevere, uscendone trasformato. In meglio.


DECIMO POSTO
COSMOS (Andrej Zulawski – Francia Portogallo)


“Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura ché la dritta via era smarrita" ... ed entrammo ansiosamente nel film!
Due giovani ragazzi, Witold (uno studente belloccio con la passione per la letteratura) e Fuchs (stilista disoccupato), decidono di trascorrere un pò di tempo in un paesino del Portogallo. Troveranno rifugio e follia in una “deliziosa” villa/pensione a gestione familiare, abitata da una serie di personaggi molto ma molto particolari. Uccelli impiccati, recitazioni isteriche, movimenti corporei cinetici, forse anche una strega. Citazioni continue dai maestri del cinema: Murnau, Dreyer, Pasolini. Il tutto inzuppato in minestre a base di acetosella con aneto.
Il cerchio di questa classifica si chiude perfettamente con l‘ultimo film/sciarada del Maestro Zulasky, tratto da un libro di Gombrowicz. Diamante Nero, solitario più che mai, ma dalle (letteralmente) infinite sfumature, citazioni, connessioni, possibilità e alternative. Un oggetto misterioso e inquietante ma anche divertente e surreale, sempre paurosamente sopra le righe, sempre in bilico sul baratro. Spesso minaccioso e volendo anche fastidioso, ma sicuramente UNICO. Onore alle armi al Maestro, che ci regala questo suo ultimo delirio COSMICO.


Altri film degni di nota:
  • ELLE: lo scabroso e controverso ritorno del maestro Verhoeven
  • TRAIN TO BUSAN: gli zombi non cantano
  • BLOOD ON MELIE'S MOON: la nuova folle meraviglia di Luigi Cozzi
  • THE INVITATION: l’invito a cena con delitto ... il tuo!
  • THE WITCH: tremate tremate le streghe son tornate!
  • ANOMALISA: stop motion con disagio


SERIE TV

PRIMO POSTO
VINYL (Martin Scorsese & Mick Jagger - USA)


Irresistibile, irrefrenabile, pazzo, folle, alcolizzato, drogato e iper-sessuato ritratto della scena musicale occidentale di inizio anni 70 … ovvero come le case discografiche manipolavano le passioni giovanili, scritturando e sfruttando senza alcun pudore i puledri di razza della musica rock. Che sfilano davvero tutti: da Bowie a Lou Reed, dai Led Zeppelin alle New York Dolls, fino addirittura a The King Elvis Presley!
Scorsese sbriciola imperiosamente gli argini della serialità televisiva, facendo irrompere il Cinema con la C maiuscola: forte, potente, devastante, fragoroso e insieme costoso, costosissimo (non osiamo pensare quanto sia costato solo di diritti musicali). Solo la prima puntata è un fantastico “film” di due ore, con un intero set distrutto nella esplosiva scena finale. E infatti il gioco non ha retto e la serie è stata cancellata. Ma rimarrà da esempio negli anni a venire: se davvero le produzioni tv vorranno avvicinarsi all’arte cinematografica, dovranno iniziare da qui. Un prodotto seminale, rude e selvaggio come un concerto di Iggy Pop!


SECONDO POSTO
STRANGER THINGS (Matt & Ross Duffer - USA)


Anno 1983, in un piccolo paesino della provincia americana quattro ragazzini alle prese con delle cose molto ma molto strane.
Stranger Things è la pillola della felicita’. Stranger Things sei tu e la tua gioventù, la tua spensieratezza. Stranger Things è la tua coperta di Linus. E' la pellicola che vorresti rivedere in loop per sempre.
Stranger Things è un “Infinity Jest “.  Non si esce vivi da Stranger Things!


TERZO POSTO
THE YOUNG POPE (Paolo Sorrentino - Italia USA)


Portiamo a termine le prime tre puntate: CAPOLAVORO. Jude Law in stato di grazia, dialoghi da mandare a memoria, scene cult (la prima apparizione pubblica del Papa è una scena Dark Apocalittica da brividi!!!), cinismo, cattiveria, surrealismo.
E poi? Niente … come al solito Sorrentino molla l’acceleratore e procede in folle, portando a destinazione un progetto che appare sempre più rassicurante anche se assolutamente coerente. Rimane una messa in scena che sfiora la perfezione, ma che ti lascia con un po di amaro in bocca.
Quasi quasi, quatti quatti, andiamo a trovare a sorpresa il regista, ci nascondiamo e poi in coro gli gridiamo : “Paolo Sorrentino, il motivo della nostra visita è che … 'A RUTT' O CAZZ!!!”
Ma sai invece che ti diciamo: “A Paolè, fa' un pò come te pare tanto comunque vada sarà un successo“.


Altre serie degne di nota:
  • AMERICAN CRIME STORY - O.J. SIMPSON: come ammazzare la moglie e vivere infelici 
  • THE O.A. : tutti insieme sgangheratamente


MIGLIOR ATTORE
BOBBY CANNAVALE alias RICHIE FINESTRA in VINYL



MIGLIOR DOCUMENTARIO:
PORNO E LIBERTA' (Carmine Amoroso - Italia)


Bellissimo documentario, travolgente e commovente al contempo. Un fantastico giro sulle montagne russe della pornografia più rivoluzionaria e liberatoria mai vista sullo schermo, proprio perché attecchita in una nazione profondamente moralista come l'Italia. Riccardo Schicchi ripercorre insieme allo spettatore la fantastica e avventurosa storia del porno (e della libertà di espressione) nostrano. Dalle prime timide riviste, agli scatenati loops di Lasse Braun, fino alla esplosione porno-pop di Cicciolina e della scuderia Diva Futura. Lo aiutano un caleidoscopio di immagini, di frammenti, di reperti, e i tanti contributi di altri fantastici protagonisti.
Un film che ha fatto paura a Facebook, che ne ha oscurato la pagina promozionale. Come vedete non c'è mai da abbassare la guardia ...


PEGGIOR FILM
THE REVENANT (Alejandro G. Inarritu - USA)


Pensavo fosse cinema e invece era ... stocazzo!!!
Freddo, ingiustificatamente lungo, vuoto. Una masturbazione registica di 2 ore e trenta, con noi spettatori a reggere la candela. "Un film pericoloso" perché porta una idea di cinema fasulla e fuorviante, falsamente moderna e artistica ma invece profondamente conservatrice e conformista, e in aggiunta ridicolmente ambiziosa. Momenti di comicità involontaria (quando il protagonista cade nel fiume, il moccolo che continuamente spunta dalle sue narici, etc.) si infilano nella noia che regna sovrana, dispersi tra personaggi improbabili e per nulla seducenti.
A rimanere impressa è la faccia perplessa di Leonardo Di Caprio, costretto a rantolare incessantemente per riuscire a vincere finalmente quel cacchio di Oscar che avrebbe meritato da almeno 10 anni.

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