31 gennaio 2019

I 10 Migliori Film e SerieTv del 2018 secondo Caina.it




Con mostruoso ritardo compiliamo la lista dei film che ci sono piaciuti di più dello scorso anno. Le pellicole che visioniamo sono sempre tante ... qualche cosa ci sfugge ... e altre cose ce le lasciamo volutamente sfuggire!

Come è stato il 2018 cinematografico? Ragioniamo un attimo. Le grosse produzioni, i grossi registi, gli attori più in voga (e anche quelli meno in voga), ormai tutto si sta spostando verso la serialità televisiva. Paradossalmente al cinema sono rimasti i registi più intransigenti e quelli che non hanno nulla da perdere. Questo strano fenomeno sta quindi da un lato normalizzando le serie tv (sempre più omologate) e weirdizzando la produzione filmica: insomma è una rinascita del B movie, del cinema a basso costo, dei generi cinematografici. Non ci credete? Continuate a leggere ... ne vedrete delle belle ...


MIGLIOR OPERA ASSOLUTA
IL PRINCIPE DI OSTIA BRONX (Raffaele Passerini - 2017 ITA)


Dario e Maury sono una coppia outsider, forse ultimi rappresentanti di una umanità unica e rara. Sicuramente sognatori, sicuramente inventori e artisti di vita, della loro stessa vita, segnata da sogni infranti ma reinventata e riscattata alla grande grazie al genio e alla fantasia.
Le danze si aprono sulle note di “Marta “di Venditti (quello bono) preludio di un crescendo di emozioni forti. Dario, Principe auto declamato, e Maury la sua Contessa consorte ci iniziano alla loro Corte dei Miracoli e ci introducono nel loro visionario castello romano. Spalanchiamo quindi le Stanze della Musica, dei Ricordi, del Cinema, dei Balli e Travestimenti e facciamoci travolgere da un caleidoscopio emozionale vintage, pop e ultra-pop.
Il loro Regno si estende fin sulle spiagge di Ostia a Capocotta. Qui li conoscono tutti, qui comincia il loro spettacolo e così l’Oasi naturista si trasforma subito in una Grey Gardens in multicolor. 
Sul palcoscenico immaginario salgono il Genio e la Follia dei nostri due Eroi: il Principe scorrazza libero e felice tra le dune e il bagnasciuga armato di stereo, casco e mantello alla conquista del litorale ascoltando Radio Ti Ricordi e cantando “Compagni di Scuola” di Venditti. Nel contempo la Contessa, bagnata dai raggi del sole, cerca di rubare la scena recitando e declamando versi di Cinema e Teatro.
Sul finale vediamo le nostre star in partenza per Bologna per presenziare alla rappresentazione cinematografica del loro Capolavoro di Vita. A fine visione esplodono gli applausi: standing ovation, autografi, selfie e paparazzi. Del resto, cari lettori, la "noblesse oblige" e come dice il Principe: “Che significa esse' 'na star? Sei una star … la star de la borgata tua”.
Grazie al regista Raffaele Passerini per averci fatto conoscere Dario e Maury in un docu-film che ci arricchisce di brandelli, forse ultimi, di vita non omologata. Ma grazie soprattutto al Principe e alla Contessa per averci regalato scorci della loro intimità, delle loro miserie e dei loro splendori, della loro vita stravagante e surreale. Regali e principeschi nel cuore e nell'anima.


Passiamo quindi alla CLASSIFICA dei FILM

PRIMO POSTO
FASHIONISTA (Simon Rumley - 2016 USA)


Era tra i film più attesi qui in redazione, visto che la produzione risaliva ormai a due anni fa, e non si riusciva a visionare. L'attesa ci ha ripagati. Un film che appassiona fin dai titoli di testa (che incrociano fantasticamente vestiti e generi musicali), facendoci inoltrare in una storia zeppa di personaggi perversi e disperati, in un crescendo di parafilie sempre più pericolose. La protagonista April è una moderna Alice nel paese delle Perversioni, che lascia il suo piccolo mondo fatto di feticismo innocuo, per inoltrarsi nell'oscuro sentiero delle manie sessuali. I 5 minuti che precedono il finale, complice un montaggio delirante, sono da applausi a scena aperta. Ma tutta l'opera è magistralmente composta con un angosciante uso dei flash-forward che inducono ansia e fibrillazione. Un capolavoro lacerante di un maestro del cinema contemporaneo.


SECONDO POSTO
LES GARCONS SAUVAGES (Bertrand Mandico - 2017 FRA)


Il Queer Movie dell'anno. Roba che sullo schermo non si vedeva da tempo. Ad iniziare dalla violenza con eiaculazioni in bella vista che innesca il meccanismo di delitto e castigo sul quale si regge questa fantastica opera. Il film parte in un bianco e nero espressionista per poi esplodere in mille colori suadenti, che sembra un film di Kenneth Anger su una sceneggiatura di William Burroughs, che inizia con dei ragazzi malvagi e violenti (guidati da un teschio luccicante che pare un Damian Hirst) e termina con delle "ragazze" confuse e felici. Perchè la storia dei 5 "wild boys" catapultati su un'isola (una immensa ostrica afrodisiaca!) per poi trasformarli in nuovi esseri dalla doppia sessualità (dediti al piacere più puro) è davvero una favola (a)morale: trasformare le pulsioni violente in pulsioni frementi. A un certo punto durante il film si leva un canto:"Il futuro è donna, il futuro è strega" ... meditate gente meditate.


TERZO POSTO
GHOSTLAND (Pascal Laugier - 2018 FRA CAN)


Altro film spasmodicamente atteso qui a casa Caina che non ha deluso le aspettative. Un horror duro, anche se non durissimo (non siamo ai livelli di Martyrs), e insieme sorprendentemente toccante. Un'opera complicata nella sceneggiatura, con un twist a metà film (come nella migliore tradizione del regista) che cambia radicalmente la prospettiva visiva (tutto quello che hai visto finora è falso ...). Ma al contempo una storia semplice, come può essere complicato e semplice l'amore tra sorelle, che la pellicola indaga raffinatamente. In mezzo citazioni che spaziano dal cinema gotico (Baby Jane), una ambientazione che ammicca al new horror americano (Rob Zombie) ma contaminandolo di sensibilità autoriale tipicamente europea. Bentornato Pascal Laugier.


QUARTO POSTO
ANNIENTAMENTO (Alex Garland - 2018 UK USA)


Il film di fantascienza mainstream che non ti aspetti. Una storia bene architettata, fortemente debitrice sia dallo Stalker di Tarkovsky che dalla Cosa di Carpenter, sorretta da effetti digitali che spingono il morphing uomo/natura/alieno verso territori artistici. L'effetto finale è davvero sorprendente, con una trama pericolosamente esposta a tematiche alte (la biologia, la filosofia) ma sapientemente dominata e resa placidamente misteriosa. Nell'Area X, dove si svolge il film, le leggi della natura non valgono più, e questa anomalia è insieme una nuova possibilità ma anche un grosso pericolo per l'intero pianeta Terra. Il finale del film, fortemente ambiguo, lascia molteplici punti interrogativi. Ammaliante.


QUINTO POSTO
UPGRADE (Leigh Whannell - 2018 Australia)


Il B movie dell'anno. Davvero vecchia scuola, come non se ne vedevano in giro da tempo. Con un occhio alla tradizione Ozploitation (il cinema di genere australiano) e un altro al cyberpunk, ma al contempo molto originale. Perchè la storia di Grey, reso paralitico e rinato grazie all'introduzione nella sua corteccia cerebrale di un microchip miracoloso, dal nome in codice STEM, pare essere una versione horror di Her di Spike Jonze. E l'upgrade finale, al quale assistiamo in ambedue le pellicole, non è per nulla rassicurante, bensì raggelante.


SESTO POSTO
ASSASSINATION NATION (Sam Levinson - 2018 USA)


Questa gemma malata e violentissima ci stava quasi per sfuggire, visto che l'abbiamo recuperata in extremis mentre stavamo ormai per chiudere la classifica. Porca miseria che film! Una regia virtuosistica, delle attricette scatenate, un ritmo al fulmicotone. Ma è la tematica di fondo che ci ha davvero colpito: l'uso spasmodico dei social network e la perdita totale della privacy personale, anche quella più "peccaminosa" che non vorremmo svelare a nessuno. Perchè ognuno ha dei segreti, magari anche innocui, dei"guilty pleasures" che se svelati potrebbero mandare in tilt intere comunità. "Questa è la storia di come la mia città sia andata completamente a puttane" è la frase che infatti ci introduce alle due ore di delirio seguenti. Una trama che supera a sinistra Black Mirror, inondando di sesso e sangue le problematiche che le nuove tecnologie ci propongono. E poi ci ha rapiti il femminismo di fondo, quella etica/estetica alla Spring Breakers, soltanto che qui non si imbracciano le mitraglie per ballare, ma per sparare. La sfilata circense sui titoli di coda, in mezzo al disastro cittadino, è ipnotica. La sorpresa più malata e divertente dell'anno.


SETTIMO POSTO
AMICHE DI SANGUE (Cory Finley - 2017 USA)


"Ho il cervello che funziona, solo che non contiene sentimenti". Ecco la frase che ci introduce a questa raffinatissima e insieme morbosa storia di amore ed odio. Diviso in eleganti capitoli, composto da scene formalmente impeccabili, sorretto da dialoghi sintetici e lancinanti, il film esplora l'angoscia, le paure, le paranoie e la follia che può celarsi nell'intimo di una ragazza adolescente. Sopratutto se anaffettiva, come dichiara di essere una delle due protagoniste, solo per poi ritrovarsi scavalcata in odio dalla sua ben più educata amica. La scena finale, con l'omicidio fuori campo è di una eleganza da lasciare senza fiato. Un film naturalmente debitore a Creature del Cielo di Peter Jackson, ma che ne trasla la trama, dalla Nuova Zelanda più selvaggia all'America più ricca e opulenta, attualizzandone la già potente narrazione. Le due giovani attrici, praticamente perfette, faranno parlare di loro, ne siamo sicuri.


OTTAVO POSTO
THE FLORIDA PROJECT (Sean Baker - 2017 USA)


Il regista Sean Baker già ci aveva rubato il cuore qualche anno fa, con il divertentissimo Tangerine ("Drama drama dramaaa!!!") ma qui l'asticella si sposta più in alto, anche se il divertimento di base è sempre assicurato. Dai sobborghi di Los Angeles il regista si sposta a quelli della Florida: siamo a Orlando, ma sembra Scampia in technicolor, stesso squallore, stessi relitti umani, stesso delirio. Il grande sogno americano è finito, la sveglia è suonata, la realtà incombe minacciosa. Ma i bambini vorrebbero ancora sognare e fantasticare, mentre gli adulti vagano come zombie tra pacchiani centri commerciali e residence dozzinali. Fantastico il lavoro sui giovanissimi attori, delle vere e proprie "piccole canaglie", e bellissima la caratterizzazione della madre di una di loro, squattrinata e disperata, che ci ha ricordato la Asia Argento di Ingannevole è il Cuore più di ogni Cosa. Straordinaria la scena finale del film: la fuga dei bambini all'interno delle mura dell'inaccessibile castello di DisneyWorld, una vera e propria "escape from tomorrow".


NONO POSTO
UNSANE (Steven Soderbergh - 2018 USA)


Steven Soderbergh conferma a pieno la nostra tesi iniziale (serie tv sempre più costose e banali, cinema tradizionale sempre più low budget e inventivo) e passa con disinvoltura dalla serialità televisiva alla sperimentazione cinematografica. Questo Unsane è un piccolo film, girato in un ospedale abbandonato adibito a set, con un pugno di attori fidati e degli smartphone come macchine da presa. Il risultato è sbalorditivo: un vero e proprio "paranoia-movie", con la classica protagonista sconvoltona  che vede il suo stalker dovunque, anche tra le mura della clinica dove è andata proprio per risolvere i suoi grossi problemi psichici. Ma non è tanto la trama (comunque avvincente) ma l'atmosfera a rendere il film interessante, tanto che a tratti ci ha ricordato il Kingdom di Von Trier. Una vera sorpresa.


DECIMO POSTO
LORO 1 (Paolo Sorrentino - 2018 ITA)


Sorrentì, con te dobbiamo fare un discorso. Tu una cosa sai fare: sai farci ridere, quando vuoi. Buona parte del film in questione in tal senso è da infarto: una marea di tette e culi, di politici porconi e di ragazzette scollacciate, di nani, giullari di corte, puttanelle e puttanone, di feste, festini e festone da rimanere senza fiato. Il ritmo vertiginoso di Wolf of Wall Street di Scorsese insieme alla eleganza formale di Refn. Siamo allo zenith della commedia scollacciata all'italiana. La prima apparizione di "Lui" è in tal senso esemplare: la sortita "en travestì" di Silvio, agghindato da odalisca, rimane nella migliore tradizione della commediaccia italica. Ecco che allora da Sorrentino ci saremmo aspettati la mossa a sorpresa, l'inserimento di quell' "uomo in più" che avrebbe fatto gridare al capolavoro. Se solo avesse spinto fino in fondo l'acceleratore e mollato per una volta i suoi deliri intellettuali. Se avesse utilizzato insomma anche i volti del puro trash italiano (Boldi, De Sica, Calà, la Marini, etc.) avremmo avuto, indubbiamente, il cinepanettone definitivo.


Altri film degni di nota:
  • MOST BEAUTIFUL ISLAND (Ana Asensio - 2017 USA): piccolo/grande survival movie con idee.
  • GHOST STORIES (Jeremy Dyson, Andy Nyman - 2017 UK): il weird horror made in UK.
  • CAM (Daniel Goldhaber - 2018 USA): sex crimes e furti di identità online.
  • DOGMAN (Matteo Garrone - 2018 ITA): tragedie umane tra scenari degradati.


SERIE TV

PRIMO POSTO
SHARP OBJECTS (Jean-Marc Vallée - 2018 USA)



Sharp Objects: Oggetti appuntiti su donne ferite

Camille Preaker giornalista di cronaca nera è chiamata a scrivere un articolo su un misterioso caso di scomparsa e omicidio di due ragazze nella cittadina di Wind Gap. Caso vuole che Wind Gap, nel Missouri, sia proprio la sua città natia. Siamo in una piccola realtà nella profonda provincia americana, chiusa, bigotta e piena di segreti, dove i soldi e le buone maniere possono fare la differenza. La casa di Camille è una dimora fiabesca proprio come una Casa di Bambola o meglio ancora, di bambole “rotte” (come i loro volti sulla locandina della Serie) e la famiglia di Camille è la famiglia più influente della comunità: ha soldi, buone maniere e di certo anche segreti.
Nel suo viaggio Camille dovrà per forza di cose fare i conti con il proprio passato. Un passato sfuocato da ricostruire, travagliato e spigoloso, affogato volutamente sotto fiumi di Southern (S)Comfort, dal quale saltano fuori ricordi improvvisi come lame taglienti. Perchè i Demoni, come dice la stessa Camille, non sono sconfitti ... sono solo assopiti e quando risalgono la china lo fanno con unghie affilate come rasoi.
Pian piano e con brevi ma abbaglianti flashback, le ferite di Camille riemergono dall’anima e lei ricomincia ad inciderle letteralmente sulla sua pelle in maniera indelebile.
In Sharp Objects si parla al femminile: parliamo di donne che scappano e donne che rimangono, donne fragili e multiformi, donne ammazzate e donne salvate, donne vittime e carnefici bilateralmente, traumatizzate e ferite da “oggetti appuntiti”, donne pericolose.
Questa miniserie, una delle poche serie viste da noi ben 2 volte, è da guardare come un film, perché avvince e incalza puntata dopo puntata toccando corde emotive profonde e complesse. La firma con eleganza e con stile impeccabile il regista Jean-Marc Vallée che si conferma (dopo aver girato l’altra miniserie cult “Big Little Lies”) un talentuoso seriale, riuscendo ad indagare la psicologia/patologia femminile in maniera profonda e sfaccettata senza mai scadere nel banale, ma anzi arricchendola di suspence con sfumature horror. A questo proposito attenzione ai titoli di coda ma mi raccomando: “Don't tell mama”.


SECONDO POSTO
WILD WILD COUNTRY (Chapman & Maclain Way - 2018 USA)


L'incredibile storia della "guerra" (prima politica, poi praticamente armata) tra i seguaci di Osho e gli Stati Uniti, combattuta senza esclusione di colpi in uno sperduto paesino dell'Oregon ad inizio anni 80. Tra documenti d'epoca davvero preziosi, la storia è un crescendo di astio e odio tra una setta che prima proclama "peace and love" e poi si arma fino ai denti, e una nazione che si dichiara "patria della libertà" salvo poi abbattere ogni pensiero non conforme.



TERZO POSTO
EVIL GENIUS (Barbara Schroeder & Trey Borzillieri - 2018 USA)


Avete mai sentito parlare del caso "pizza bomber"? Neanche noi, prima di imbatterci in questa mini-docu-serie tra le più bizzarre mai viste. Una storia che parte da una assurda rapina finita male (un fattorino della pizza che irrompe in una banca con una bomba al collo), continua tra cadaveri surgelati, e termina con la scoperta di due menti criminali raffinatissime e intelligentissime, celate nello squallore della provincia della Pennsylvania. Weirdissima!!!


PEGGIOR FILM DELL'ANNO
BLACK MIRROR: BANDERSNATCH (David Slade - 2018 UK)


Sbandierata come la nuova forma di fruizione dell'intrattenimento televisivo (la possibilità di decidere gli snodi della trama tramite click), è invece la delusione dell'anno. Perchè cinema e videogame, benchè possano flirtare tra loro, non possono confondersi e diventare tutt'uno: finiscono per svilirsi a vicenda, banalizzandosi. Rimane un enorme spot a Netflix che però potrebbe rivelarsi un boomerang, sia per la piattaforma web (contenitore già di troppe banalità) che per la serie Black Mirror (che perde in credibilità).

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